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LIBEROLIBRO CONSIGLIA: L’ULTIMA CANZONE, N. SPARKS

Ogni settimana, LiberoLibro si propone di consigliare, tramite le recensioni dei nostri fidati recensori, un libro in particolare. Questa settimana consigliamo L’ultima canzone, di Nicholas Sparks; recensione di Gresi Vitale. Buona lettura!

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La vita, ora lo capiva, assomigliava a una canzone. Al principio c’è il mistero, al termine la conferma, ma nel mezzo ci sono le emozioni che arricchiscono l”intera esperienza.

Mi è davvero piaciuto essere stata per qualche ora a Wilmington, nel North Carolina. Diversa gente, diversi colori, diverse storie. Penso a come siano davvero strane le sorprese che talvolta ci riserva la vita. O forse quel che mi facevo succedere? Con l’approssimarsi del mese d’agosto, accettando la sfida letteraria indetta su Facebook, avevo preso in mano la situazione, avevo cominciato a guardarmi intorno con altri occhi. Sarebbe stata una storia dal sapore dolce amaro a fiondarmi fra le pagine di un romanzo più acclamato degli ultimi tempi, a stare con Ronnie e Will. Certo che un certo <<disagio>>, come mi piace ogni tanto chiamarlo, aveva una sua faccia oscura, inquieta; ma ne aveva anche una di luce, potenzialità, rinascita. Questo <<disagio>> mi fece scoprire e, con gli anni, apprezzare Nicholas Sparks a cui non avrei mai prestato attenzione, se non fosse dovuto dal mio impellente bisogno di riprendere in mano una delle opere più celebri dell’autore. Forse qualcosa dentro di me esigeva un ricordo, ed ecco che leggo di un padre prostrato dal cancro…. per farmi ricordare. Santo cielo, pensavo proprio un bel ricordo!
Eppure, questo consumarsi lentamente fra la vita e la morte mi era entrato sotto pelle, quel treno che conduce al paradiso che si impantana in stazioni umidi e soffocanti, non in maniera spropositata ma nemmeno ridotta, mi dava pensiero. E’ un po’ quel genere di domanda che ancora la scienza non riesce a dare una risposta, anche se penso che la catena di eventi che determinano il nostro personale destino dipenda proprio da noi stessi. Ho avuto l’impressione di assistere ai vani salti di un acrobata che volteggia per aria fra un trapezio e un altro… finché una delle sbarre manca alla presa. Così la mia mente concepiva la condizione di Steve, precipitando nel vuoto.
Ero consapevole che, pur con tutto l’entusiasmo che mi era venuto per Ronnie e per il suo amato Will, non potevo seriamente ignorare l’ipotesi di sprofondare, giorno dopo giorno, in un sotterraneo buio in cui non avrei trovato limiti, da cui non conosco la fine e che forse non aveva via d’uscita. Forse ero io stessa vittima di un grande tormento interiore, ma la situazione era questa: triste, irrimediabile. Certamente Steve avrebbe trovato la giusta strada per ritrovare la pace, ma non riuscivo a capacitarmi del perché la vita sia così ingiusta. Mettere fine anche alla sua produzione di cellule impazzite. E il solo fatto che dovessi assistere impotente a tutto ciò aumentava il fastidio che il mio aiuto non sarebbe servito a niente.
Con la mia solita poltrona preferita, su cui partii all’ultimo minuto, mentre il sole stava per tramontare, tornai a Wilmington e mi ritagliai, felice, un posticino tutto mio.
Era ciò che volevo.
La notte volavo su una spiaggia dorata, vegliata dall’acquoso bagliore della luna, in un mondo che non era poi così lontano dal mio ma in cui mi sono persa completamente. Camminando lungo il mare e un nido di testuggine, osservando impunemente due giovani ragazzi che, punzecchiandosi, contemplavano il piccolo nido, dando l’impressione di essere loro stessi rinchiusi in un guscio.
Presi tutta questa tenerezza come qualcosa d’infinitamente dolce. E leggere L’ultima canzone, dunque, è stato come sognare ad occhi aperti. Un incanto. Parole che traboccano fiducia, ricordi deteriorati dal tempo, che si infrangono come un’onda sulle sponde del tempo, amori passionali e struggenti cui è impossibile non farsi cullare. Emozionarti anche quando ripercorro mentalmente gli anni in cui si resero conto di provare immancabilmente un inspiegabile sentimento, fatto di gioia e dolore. Il desiderio di voler tornare indietro nel tempo per spazzare via tutta la tristezza, ma con la sensazione che, se lo avrebbero fatto, se ne sarebbe andata anche la gioia. O, i ricordi che vengono assimilati e accettati come una condanna, lasciandoli che li guidino tutte le volte che si affacciano alla loro memoria.
Con L’ultima canzone ho avvertito il piacere di sentire sulla pelle la poesia o il toccante romanticismo che, con grazia e incanto, evoca perfettamente dalla sua penna al fine di rendere i suoi romanzi come una certezza assoluta nel panorama della narrativa romantica. Tipici racconti che generano ansia e batticuore. Dove il sentimento amoroso viene enfatizzato ed esplicato mediante poesia: come espressione di idee, emozioni e sentimenti dei protagonisti o metafora di solidarietà e conforto.
Romantico e scorrevole, sin dalle prime pagine, L’ultima canzone è stata una lettura davvero molto bella e coinvolgente. Una storia comune e molto realistica, che riesce a penetrare, membrana dopo membrana, nei cuori di due innamorati nati sotto una cattiva stella, e un padre che, dal palcoscenico artificiale della vita, osserva la clessidra del tempo scorrere come in un palmo di una mano. Osannare l’amore intenso di un padre che dovrà abbandonarsi a un destino così crudele e egoista, che lo condurrà dinanzi a una strada che non è più in salita ma in discesa.
Guazzabuglio di immagini dalle diverse tonalità, serie di sfumature, dalle più chiare a quelle più scure o viceversa, ritratto umano terribilmente realistico e coinvolgente di protagonisti di amori tragici e dolorosi, L’ultima canzone è per me un po’ di tutto questo. Pagine che palpitano, in cui possiamo riconoscere un pezzo di noi stessi, scovare così a fondo i sentimenti degli esseri umani, di cui Sparks dà qui l’ennesima conferma della sua straordinaria sensibilità e bravura.
Ci sono persone che possono convivere con la loro coscienza, fino a un certo punto. Loro vedono sfumature di grigio dove io vedo solo bianco e nero…