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LIBEROLIBRO CONSIGLIA: L’UOMO DELLA FOLLA, E.A. POE

Ogni settimana, LiberoLibro si propone di consigliare, tramite le recensioni dei nostri fidati recensori, un libro in particolare. Questa settimana consigliamo L’uomo della folla, di Edgar Allan Poe; recensione di Massimo Colonna. Buona lettura!

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Un uomo siede in un caffè nella via più trafficata di Londra. Osserva la gente per strada, cercando di studiare atteggiamento, abbigliamento, gestualità, per comprenderne la professione. Impiegati, facoltosi, giocatori d’azzardo, prostitute: tutte figure identificabili facilmente. Ma in fondo alla folla ecco uno strano tipo: piccolo, anziano, forse malato. Eppure dà l’impressione di possedere forza interiore. Il signore comincia a vagare per la città immerso nella folla. L’uomo del bar lo segue: vuole capirne il segreto. Quello gira e rigira tra la gente, pare senza meta. Lui lo segue. Più volte tornano al punto di partenza. Poi ripartono. Alla fine, l’uomo perde la pazienza e si piazza con forza davanti al fuggitivo: questi lo guarda, tace. Poi riprende la sua corsa tra la gente.

“Il vecchio è l’emblema, il genio del crimine più perverso. Rifiuta di restare solo. E’ l’uomo della folla. Seguirlo sarebbe inutile, null’altro apprenderei sul suo conto, né sulle sue azioni”. 

E’ l’uomo moderno (occhio alle date, il testo di Poe è del 1840): segue la folla, senza nemmeno saper dove andare. Non riesce a star solo. Ha bisogno della sicurezza del gruppo, dal branco. Dell’anonimato. Poi, quando lo guardi dritto negli occhi, cos’ha da dire? Nulla.
E’ l’uomo moderno. Grande messaggio visionario in un racconto brevissimo.
In più. Visionaria anche la prima figura. L’uomo infatti si ferma. Si prende un attimo. E guarda le cose dall’esterno. Con un punto di vista diverso rispetto a quello di tutti i giorni. Quanti oggi lo fanno? Quanti guardano la propria vita dall’esterno?

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#KULTURANDO2015: IL NOSTRO ADDIO A MACHERIO

Kulturando 2015 è stato l’evento più grande e vincente che abbiamo mai fatto: un’intera giornata dedicata a presentazioni, premiazioni di concorsi, parole e dibattiti: insomma, Cultura in primo piano!

Più di 500 persone si sono fermate ad ascoltare e a partecipare, e questo è un successo che non possiamo dimenticare.

Dopo questo grande evento, ce ne andiamo da Macherio ancor più consapevoli delle nostre forze, e ancora più dispiaciuti per quello che non ci è stato permesso dare.

A breve pubblicheremo foto e video, coprendo l’intero arco di questa e forse della prossima settimana con articoli appositi.

Qui invece riportiamo, come giusto, i vincitori delle varie categorie del premio letterario LiberoLibro Macherio, alla sua seconda edizione, e del premio fotografico La Cultura è.

Buona giornata a tutti!

PREMIO LETTERARIO LIBEROLIBRO MACHERIO – II EDIZIONE

10-15: Rachele Rizzioli: Specchi oscuri – Premio Letterario LiberoLibro Macherio

16-25: Edoardo Adamuccio: A come Armenia – POESIA

26-40: Carlo Giacobbi: Se il sangue in me torna a gridare

41-60: Tiziana Monari: eternit

61+: Ivana Saccenti: C_ come_ cinese_

Brianza: Gianluca di Stefano: Non hanno fretta gli immortali

PREMIO FOTOGRAFICO LA CULTURA E’ – I EDIZIONE

Vincitore: Erica Alberti con Sapienza

COMUNICATO STAMPA – 10.5.15

Amici e amiche di LiberoLibro Macherio,
è con somma tristezza che diamo a voi tutti questa notizia, con la speranza che, come noi, possiate comprendere, analizzare la situazione e decidere di guardare al lato positivo di ciò che è, in fondo, solo un cambiamento.
LiberoLibro Macherio ha deciso di spostare, a termine indefinito, i suoi eventi al di fuori del territorio di Macherio.
Lo ha deciso perché pensa che, al momento, non ci siano le condizioni necessarie, in Macherio, per un evento culturale che si possa definire tale e degno; lo ha deciso per motivi su cui soprassediamo, ma di cui sono, crediamo, a conoscenza tutti coloro che vivono la vita associativa del nostro paese.
Continueremo a sentirci Macheriesi, e parteciperemo, qualora scegliessimo di farlo, alla vita culturale del paese, per quanto concerne gli eventi e gli atti delle altre associazioni, rispondendone però personalmente nella decisione, e non a livello di gruppo.
Prepareremo e ci saremo nel grande evento di Luglio 2015, insieme alle altre associazioni, perché manteniamo la parola, perché ci crediamo e perché vogliamo sia un piccolo regalo alla comunità che ci ha dato i natali e che ancora ospiterà i nostri pensieri e la nostra sede, nonché il ritrovo delle nostre riunioni.
Ma non organizzeremo più serate all’interno del territorio Macheriese, fatta salva questa eccezione.
Speriamo di tornare, un giorno, a fare eventi in paese, quando ci saranno condizioni più idonee al caso.
Ripetiamo che la scelta è nostra, e nostro è il punto di vista sulla situazione.
Ribadiamo la nostra stima e la nostra fiducia verso il nostro sindaco Maria Rosa Redaelli, che apprezziamo e per cui nutriamo vero affetto.
Vogliate seguirci quindi in questa nuova avventura, al di fuori dei nostri antichi confini, e attendere pazientemente, con noi, notizie in merito.
Un abbraccio a tutti.

LiberoLibro Macherio

LA PAROLA AI MACHERIESI – APRILE 2015 – LUIGI BALLABIO

Iniziamo da questo mese un nuovo appuntamento con le parole dei Macheriesi che ci piacerebbe conoscere e far conoscere. Cominciamo quindi da Luigi Ballabio, che vive appieno la nostra comunità macheriese essendo il responsabile della sezione Anpi di Sovico-Macherio.

la parola a..

Lib: Cosa ti piace di Macherio?
Luigi: Di Macherio a me piace la sua storia e i cittadini che ci hanno abitato e che tuttora ci abitano. La Storia, bene o male, la conoscono tutti. Magari alcuni non sanno dei particolari ma certamente, anche grazie a “Il Paese” , sappiamo tutti che una volta c’era il Duca Visconti di Modrone che era il cugino del Re d’Italia e che quella Villa ora è di Berlusconi. Dove ora c’è il Comune, prima c’era l’asilo; dove c’è la Banca popolare di Milano, c’era la mura del parroco, etc..etc..
Conosciamo la storia politica di Macherio sin da quei tempi sino alla Resistenza e delle persone che hanno lottato per liberare il Paese. Da li in poi si può dire che è storia recente arrivare ad oggi, con i vari sindaci, le varie Amministrazioni, il cambiamento degli stabili di Macherio, questi ultimi ancor oggi menzionati nelle discussioni tra macheriesi che per andare a trovare il nome di una persona si cita cortili o parentele.
Di Macherio di oggi faccio un po fatica a trovare una risposta in merito in quanto le ultime opere importanti sono state fatte anni fa e così anche le innovazioni. Ora si tratta solo di mantenerle in buono stato e cercare di migliorarle, ma di nuovo vedo ben poco di così eclatante per parlarne. E’ che adesso mancano pure i fondi per mantenere il tutto e ristrutturarlo. Bisognerebbe aggiornarsi con i tempi moderni, quello sì.

Lib: Qual è, per te, il problema più grande di Macherio in generale?
Luigi: E’ il poco spazio che si dà ai giovani per poter emergere e dare seriamente un contributo alla vita Macheriese. Qui devo tirare un po le orecchie alla “vecchia guardia” che mi sembra voglia tenere per sé questo ruolo senza fare il così detto “passaggio di consegne”. Ciò potrebbe far finire quello che si è creato a Macherio in questi anni in quanto, penso, se i giovani non vengono coinvolti, andranno da un’altra parte o troveranno interessi diversi da quelli di essere Comunità nella Comunità.

Lib: Qual è, per te, un problema serio che andrebbe risolto?
Luigi: La risposta è nella domanda precedente.

Lib: Come ritieni sia la situazione della cultura a Macherio?
Luigi: Qui bisognerebbe valutare molte situazioni diverse. E’ di questi giorni l’articolo apparso sui giornali che ben 18 alunni delle elementari non si iscriveranno alle medie a Macherio e questo deve far riflettere. Non penso sia colpa della Dirigente scolastica o dei Professori, ma penso che il problema sia alla base dello studio. Mi spiego: in questi anni ha preso il sopravvento l’immigrazione di Industrie straniere che arrivano anche dalla Germania o dalla Cina o dalla Russia, anche a livello turistico. Mi sembra palese che queste lingue non vengano trattate da programma per le medie nei nostri Istituti Statali e quindi si vada altrove. Prima si impara queste lingue e prima ci si specializza in merito creandosi un futuro qui in Italia. E’ di poco tempo fa la figura che Renzi ha fatto all’EXPO parlando ai delegati stranieri senza traduttori e per mancanza di cuffie. Per non parlare del suo inglese….Io non lo sò: l’ho studiato 3 anni ma ci ho capito poco o nulla…
L’altra situazione la si riscontra nei bar o per strada. In molti parlano e vivono in realtà di molti anni fa e non vogliono adeguarsi: dicono per scelta di vita ed io gli credo, altrimenti sarebbe una tragedia. Faccio solo l’esempio del telefonino, alcuni non lo hanno altri lo hanno non lo sanno usare…
L’ultima situazione sarebbe chiedere quale è la frequenza di ragazzi o di altre età che ci vanno e che tipo di libri leggono.

Lib: Conosci Libero-Libro Macherio e la sua attività?
Luigi: Sì.

Lib: Sei soddisfatto dell’operato dell’ Amministrazione in carica?
Luigi: Voglio essere sincero e ti dico da subito che questa domanda l’ho lasciata per ultimo di proposito, mi sono fumato anche una sigaretta e ora ti rispondo.
Io di Amministrazioni ne ho viste molte in questi 50 anni di vita e una era a sé, anche se è capitato che la stessa venisse eletta per più mandati. Ognuna aveva i suoi progetti pre-elettorali che poi dopo l’elezione ha o non ha mantenuto. Ci sono state amministrazioni trasparenti, altre meno, di altre addirittura se ne sono conosciuti i danni ad anni di distanza. Di questa che dirti se non farti presente che sia con i suoi pregi o difetti si sta difendendo da se stessa e dall’ opposizione. Da sé stessa perché penso che anche nel suo interno viva ciò che sta vivendo l’Italia in questo periodo: il PD diviso, la maggioranza Renziana, la minoranza con Civati, Bersani, Cuperlo, Fassina….e quindi tenersi stretti in questo momento è davvero difficile. Le Riforme di Renzi che ha impoverito maggiormente i Comuni d’Italia dando mandato ai Sindaci di fare da carabinieri sul pagamento di tasse locali o altro e l’opposizione fa la voce grossa e trova il terreno spianato per attaccare.
Diciamo comunque che la politica del “costo zero” della Redaelli non mi è piaciuta sin dall’inizio. Non vedo come si possa fare opere urbanistiche senza costo alcuno, infatti sia strade che marciapiedi sono conciati male in tutto il territorio. Politicamente parlando, alle ultime elezioni che si sono svolte, avrei introdotto un Referendum cittadino nel quale si chiedeva ai cittadini se preferivano mandare i soldi a Roma o tenerli in Paese per migliorarlo. Visto anche che ci sono dei Milioni di euro bloccati. Avrei preso posizione nei confronti del Governo e non avrei più mandato soldi a Roma sino ad arrivare a pari con i soldi bloccati dei cittadini di Macherio. E poi vediamo come si sarebbe comportato il Governo stesso e contro chi: tutta la cittadinanza??? Macherio sarebbe stato un paese agli arresti domiciliari al massimo, nulla più. Però le opere urbane e la vita a Macherio sarebbe migliorata. Utopia o presa di posizione?
Infine aggiungo solo che quando c’era questo a fare il Sindaco al posto di quello si facevano sempre le pulci e si contavano i pidocchi a vicenda ed è sempre stato così, dai tempi dei tempi a Macherio. Quello che non c’è mai stata è la collaborazione per il bene dei cittadini e del Paese. Chi c’era su faceva il proprio programma senza sentir ragione alcuna e ciò è sbagliato. Magari l’opposizione ha una idea più larga su certi argomenti ma ammettere che ha ragione sembra quasi sia segno di debolezza o di non credibilità. In parole povere: adesso ci sono io e comando io.

Lib: Proponi un progetto a costo zero che possa risolvere un problema di Macherio…
Luigi: Pannelli fotovoltaici e Wi-Fi libera in alcune zone.
I pannelli fotovoltaici si posizionerebbero sopra lo stabile per riscaldare il complesso delle ex scuole medie e il Poliambulatorio e potrebbero fornire energia anche per creare l’illuminazione di Piazza del Lavatoio e zona circostante. Mettendoli in zona Discarica, si potrebbe illuminare il cimitero con un costo zero per i cittadini per le luci tombali e si potrebbero posizionare telecamere come deterrente ai furti di rame. Questo anche nei vari giardini parsi in paese. Lo stesso si potrebbe fare anche per i lampioni stradali: le colonnine dell’ ATM sono autonome da tempo. Penso che sia un bel risparmio energetico per il Comune che avrebbe a disposizione soldi, non spesi, per altre opere urbanistiche. Dovrebbero farlo tutti i Comuni, non solo Macherio.
Un altro problema che si potrebbe risolvere è quello di dare una Mensa a quelli che non ce la fanno economicamente e anche a Macherio ci sono…non dobbiamo chiudere gli occhi. La mensa esiste già, i tavoli pure, il mangiare,(nelle scuole), avanza quotidianamente. Perché non far sedere altre persone a mangiare in quei posti??? A volte, penso io, molte confezioni non vengono neppure aperte. Bisognerebbe trovare volontari che puliscano e gestiscano il tutto e chiedere lo spazio agli istituti.

Lib: Sei soddisfatto dell’operato delle associazioni di Macherio?
Luigi: Qui ritorno alla prima domanda con il discorso del “passaggio di consegne”. Dovrebbe essere più naturale e ci si deve fidare anche delle persone, altrimenti il tutto andrà a finire pian piano e si spegnerà come la luce di una candela consumata… Esempio: Noi come Anpi non abbiamo più partigiani in vita a Macherio però l’Associazione c’è ancora…Gli alpini ora vivranno la stessa cosa: il militare non c’è più e gente che ci va è sempre meno…un domani a Macherio questo Gruppo che farà??? Spero tanto che non venga mai dimenticato e che resti vivo, però bisogna lavorarci da subito.

Lib: Cosa vorresti da Macherio?
Luigi: Più trasparenza e meno sotterfugi carbonari su ogni cosa, solo questo chiedo: si vivrebbe meglio e con più senso di comunità e partecipazione attiva a tutto da parte di tutti.

Un grazie caloroso a Luigi, dunque, per la sua intervista, e.. vi aspettiamo a Maggio, con un nuovo Macheriese! E voi, cittadini Macheriesi: se volete essere intervistati, mandate una richiesta a liberolibro.macherio@libero.it. Vi aspettiamo!

8 APRILE 2015: SERATA LETTERARIA DI APRILE, ARESE

logo eventiEd eccoci al secondo evento di LiberoLibro Macherio in tour! Una bella serata di aprile ad Arese, alla Libreria Dietro L’angolo, con tre grandi ospiti: Gianni Garon, Tina Caramanico e Carla Pirovano.

In fondo all’articolo, il video della bella serata: buona visione!
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LIBEROLIBRO MACHERIO CONSIGLIA: RAGIONE E SENTIMENTO, J. AUSTEN

Ogni settimana, LiberoLibro Macherio si propone di consigliare, tramite le recensioni dei nostri fidati recensori, un libro in particolare. Questa settimana consigliamo Ragione e sentimento, di Jane Austen; recensione di Gresi Vitale. Buona lettura!

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“È l’amore un capriccio od un sentimento? No, è immortale come la verità incorrotta. Non è un fiore che si sfoglia quando la gioventù cade dal gambo della vita poiché crescerà persino in regioni aride dove non scorre acqua né un raggio di speranza inganna le tenebre.”

Sensibilità e amore. Amore e psiche. L’eterno contrasto. Semplici parole che sembrano stonare fra loro, così opache nella semplicità delle cose, silenziose e luminose che dicono più di quel che tacciano. Ma, sussurrate nel tempo davanti agli occhi del mondo, rispecchiano l’idea dell’amore o del desiderio di un mondo in cui l’uomo è oggetto d’unione alla sua anima: “l’alato Cupido che viene dipinto cieco”, come diceva Shakespeare.
Questa è una breve massima che compone il ciclo della produzione austeniana. Questa è la storia di Ragione e sentimento. Due sorelle che scoprono la natura di questo sentimento dal nulla. Due ragazze romantiche e sognatrici incuranti degli incauti sussulti del cuore che, talmente forti da dare un senso di malessere, sono state trasportate qua e là dalla corrente dell’amore, osservando l’inutilità di un mondo fatto di cose grandi e piccoli di ricchi signori acutamente consapevoli del loro status sociale. Protagoniste di un destino incerto, che li induce a scoprire la natura delle loro opinioni e azioni in contrasto alle massime preferite, descritti in tutta la loro meravigliosa stupidità e trascuratezza, conferendo un ritratto carente della vita che c’è stata. Due fanciulle ingenue e un pò bigotte che, a loro rischio e pericolo, sono scesi a patti con il vuoto morale dei loro tempi. Provando sulla loro pelle l’essenza dell’amore nella pronta immaginazione, nei modi affetti, buoni e garbati, nella più assoluta perfezione. La vita vissuta con troppa calma, con molti aspetti pieni di banalità, arroganza e artificialità. E, a dargli coraggio sul campo di battaglia, a regalargli intelligenza o coscienziosità, a sospingerle verso un lento processo di scoperta verso se stessi e il mondo circostante sono due gentiluomini che hanno già assaporato la brama lussuriosa dell’amore, per quanto bella ma malinconica. Compiacimento e bellezza. Desiderio e fedeltà. Anime inquiete che, accomunate dal senso di fratellanza, dal rispetto e dalla sottomissione nei riguardi del protettore, si sono adattati allo sfarzo e alla mentalità chiusa del tempo. Sono stati promessi sposi di giovani donne cui non hanno mai nutrito alcun sentimento d’amore, hanno avuto bambini, si sono volutamente sottomessi al volere di una madre rigida ed egoista. Non hanno mai avuto scelta. E le ragazze Dashwood sono arrivate troppo tardi, dubbiose se donare una vita di gioie e agi a un guscio ermeticamente vuoto. Al di là del benessere e della burrascosa tempesta della vita che, in un momento, potrebbe frantumarsi contro gli scogli.
A narrarci la loro storia è una tranquilla signora nubile, che ha avuto a disposizione nient’altro che carta e inchiostro. Una giovane autrice che fece di Ragione e sentimento un chiaro tentativo di difendere il senno e il ritegno per se stessa, rappresentandola in una sottilissima vena ironica, incarnata nella giovane Eleonor. Una trentaseienne romantica e sognatrice, per nulla dissimile a quelle ombre che la circondavano, alla luce tremula di una candela, appollaiate sulle sue spalle – fiaccata dalle disuguaglianze sociali e da alcuni dogmi dettati dal cristianesimo.
Il dolce richiamo a una delle più acclamate opere della letteratura inglese, che qualche anno fa mi aveva fatto conoscere una Jane Austen sentimentale, matura e profonda, è stato inconsueto e particolare. Lucido e sentimentale. E, ignorando del tutto il gusto e lo stile di quest’autrice, convenzionale e ingenuo. Speravo di farmi cullare da una bella storia d’amore e che, intessendo una trama realistica basata esclusivamente su esperienze amorose che avrei potuto vivere in prima persona, ho ascoltato Ragione e sentimento con un po’ di freddezza e distacco. Mi aspettavo di trovare, in qualunque sguardo, gesto o imperfezione, qualcosa che riempisse il mio cuore di una dolcezza triste. Il romanzo della Austen, tuttavia, non si è dimostrato come il poema armonioso, sentimentale o seducente che, io, avrei potuto avvertire immensamente. Con la sua travagliata storia di religione, desideri e lealtà, semplice e puro come l’etere. Piuttosto come un moto lento e poco rassicurante dell’anima, involontario e silenzioso che, componendo una melodia dolce e piacevole, avrebbe potuto rendermi prigioniera delle stesse colpe delle sorelle Dashwood. Zeppo di dialoghi e scevro di descrizioni di qualunque natura, nonostante gli sforzi dell’autrice, l’intimità condivisa col lettore è poverissima: c’è sentimentalismo, ma non sorretto da uno stile lirico e romantico.
E’ tuttavia un opera che non nasconde un certo fascino, in cui ho trovato nozioni e concetti concerni al secolo. La Austen è indubbiamente una poetessa romantica, affascinante, acuta nella meditazione e nella forte emotività. Scevra di passione, fremiti di autoaffermazione dell’anima, rabbia o follia. La sua voce arriva dritto nei cuori di chi legge e, pronunciando quelle giuste parole capaci d’infondere vita persino alle cose inanimate, esamina i burattini di questo teatro allestito dalle sue parole. Narrando la vita di Eleonor e Marianne quasi come fosse sua. Sciatta, imprecisa, imperfetta destinata a divenire massima di vita, d’istinto e carne. Padrona del mondo, conseguenza dello spirito a spegnersi come una candela.
Una constatazione triste e amara, quando si giunge alla fine di Ragione e sentimento, nonché disincanto del romanzo in se. Le avventure amorose delle sorelle Dashwood sono state ideate con l’intento di osservare i loro movimenti, porre dei limiti con una certa serietà in cui la Austen, nell’evidenziarli, diviene alata e inavvicinabile. Raccontate non in prima persona, ma costruite giorno dopo giorno con eventi che caratterizzano la vita di chiunque.
Ragione e sentimento è un romanzo che non va dritto al cuore ma al cervello, che trascina più razionalmente che emotivamente. Rileggerlo mi ha lasciata un po’ insoddisfatta. Desiderosa di poter assistere a qualcosa di più forte: assistere alla nascita di un amore meraviglioso, trascendentale e folle che impallidisce persino dinanzi al bagliore bruciante del sole nel limpido cielo.

“LA PAROLA A..I GIOVANI” – LE PAROLE DEI NOSTRI GIOVANI – MARZO 2015

Ecco le risposte, dei giovani contattati, alle nostre domande, per un nuovo appuntamento mensile che ci vedrà intervistare, ogni volta, tre diversi ragazzi.

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Caterina, 19, Podenzano

Lib: Cos’è, per te, l’Italia?

Caterina: L’Italia è il mio secondo paese, ma è come fosse il primo,
perché è talmente ricco di bei ricordi che ti rendono impossibile
dimenticare il posto. Non ho visto tutta l’Italia, ma posso
dire che, ovunque andassi, sarebbe la mia casa.

Lib: Cosa vorresti fare da grande?

Caterina: Su cosa voglio fare da grande sono abbastanza indecisa.
Da una parte, il mio percorso di studi mi permette di trovare
lavoro presso scuole materne e simili (cosa molto bella, perché
amo stare coi bambini). Dall’altra parte mi piacerebbe diventare
un’illustratrice o, comunque, lavorare in campo artistico.

Lib: Dacci la tua ricetta per salvare la cultura italiana!

Caterina: Magari, parlo da studente, parlare della storia italiana nelle scuole. Poi, dare più possibilità ai giovani italiani, in qualsiasi campo, ma soprattutto lavorativo, perché oggi si vedono giovani che lasciano il paese per cercare lavoro all’estero. Lo so che c’è la crisi, ma ci sono anche parecchi stranieri Non per fare un discorso leghista, ma se siamo in Italia, penso che la precedenza in tutto, l’abbiano gli italiani. Altrimenti poi si riempie di stranieri e la cultura italiana  potrebbe svanire…

Daniela, 28, Auckland

Lib: Cos’è, per te, l’Italia?

Daniela: Per me l’Italia è il mio paese d’adozione.
Ho sempre amato il fatto che fosse una delle cose
che amo di più: letteratura, cultura, bellezza.
Tuttavia, ho dovuto lasciare l’Italia perché, una volta
laureata, non ha saputo offrirmi ciò di cui avevo bisogno
per costruirmi una vita felice: lavoro, stabilità economica,
sicurezza emotiva. L’Italia sta perdendo pezzo dopo pezzo tutto
ciò che l’ha resa splendida agli occhi del mondo. Con dispiacere
ho visto l’Italia cambiare, la mentalità dei propri abitanti
chiudersi su se stessi fino ad aver paura della propria ombra.
Un vero peccato!

Lib: Cosa vorresti fare da grande?

Daniela: ancora non lo so,
penso che ogni possibilità vada colta. So, invece,
per certo come vorrei essere da grande: maledettamente felice,
come diceva Linus Van Pelt.

Lib: Dacci la tua ricetta per salvare la cultura italiana!

Daniela: l’unico modo per salvare la cultura italiana è non dimenticarsi di averla. Tutto qui.

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Sara, 24, Bovegno

Lib: Cos’è, per te, l’Italia?

Sara: beh, l’ Italia rimane pur sempre
il mio paese, nonostante i vari problemi che si presentano
ogni giorno in ambito politico e, di riflesso, sull’ ambiente
lavorativo. Mi piace l’ Italia.

Lib: Cosa vorresti fare da grande?

Sara: Io ora lavoro nel campo dell’ edilizia, ma il mio sogno
rimane lavorare con gli animali. Vorrei frequentare un corso
e diventare educatrice cinofila.

Lib: Dacci la tua ricetta per salvare la cultura italiana!

Sara: penso che si debba partire dalle piccole cose.
Partendo dalla televisione, che praticamente trasmette
solo spazzatura. Si dovrebbero spingere i bambini ad informarsi,
a leggere, a pensare fin da piccoli, invece di porgergli pensieri
già confezionati.

Un grazie a tutti i ragazzi che si sono prestati all’intervista.

Dal prossimo mese vorremmo, stante il nostro ”nomadismo” rispetto all’usuale sede di Macherio – di cui non diamo ora spiegazioni, ma magari in futuro – dare la parola proprio ai Macheriesi stessi, con domande più articolate e locali. Speriamo di riuscirci!

A presto

LiberoLibro Macherio

ASSAGGI DI PSICOLOGIA: LEGGERE ALLENA LA MENTE – IN ATTESA DELL’EVENTO DEL 4 FEBBRAIO; CON SILVIA GUERINI ROCCO, PSICOLOGA

L’associazione LiberoLibro Macherio è fiera di presentarvi il progetto ”Assaggi di Psicologia”: un articolo al mese, in cui la nostra collaboratrice Silvia Guerini Rocco, iscritta all’ordine degli psicologi della Lombardia, ci parlerà di una tematica particolare inerente l’ambito della psicologia, allacciandola ad un elemento propriamente culturale. Il tema di oggi è: la lettura.

4 febbraio: quarta Serata Letteraria. Con Dario Lessa, Gianpio Cirlo e Livio Gambarini

Spesso si sente dire che leggere allena la mente, tuttavia non è chiaro cosa significhi questa espressione, né se abbia un fondamento di verità.

Grazie alle neuroscienze, tuttavia, sì è scoperto che leggere, effettivamente, ha effetti positivi sul cervello.

Il neuroscienziato Gregory Berns, per studiare gli effetti della lettura sul cervello, ha reclutato 21 studenti, invitandoli a leggere un romanzo, in particolare un thriller.

Dopo che gli studenti avevano iniziato la lettura del romanzo, sono stati sottoposti alla fMRI (risonanza magnetica funzionale per immagini), ed analizzati per i 19 giorni successivi.

Dopo l’analisi con fMRI i partecipanti allo studio hanno continuato a leggere per i 9 giorni successivi, e sono stati sottoposti nuovamente a fMRI dopo aver terminato il libro, quindi a riposo. Successivamente è stato somministrato loro un quiz per verificare che avessero letto il libro.

I risultati degli esami mostrano effetti duraturi sul cervello sulle aree responsabili del linguaggio e delle recettività, e in quelle deputate alla creazione delle rappresentazioni sensoriali del corpo.

In particolare, in tali aree, le connessioni neurali risultavano accresciute e molto più forti, anche quando i soggetti erano in fase di riposo.

Tale processo si verifica poiché leggere, così come il pensare di agire e di fare una determinata azione, hanno effetti su quelle aree del cervello che riguardano l’azione stessa a livello fisico.

Sono tanti gli effetti positivi della lettura; grazie a questo studio, tuttavia,si è potuto verificare che leggere non solo sviluppa la fantasia, la creatività e l’empatia, ma apporta vere e proprie modifiche a livello biologico.

DUE PAROLE CON.. – L’INTERVISTA A TRE DI FEBBRAIO, IN ATTESA DELL’EVENTO DI MERCOLEDI’ 4

Nell’attesa del grande evento di cui saranno protagonisti, abbiamo contattato Gianpio Cirlo, autore di “Gabbie”, Livio Gambarini, autore di “Le colpe dei padri” e Dario Lessa, autore di “Diciassette attimi di eterno”, che presenteremo  il 4 febbraio, in Biblioteca Civica, nella nostra Macherio.

4 febbraio: quarta Serata Letteraria. Con Dario Lessa, Gianpio Cirlo e Livio Gambarini

Lib: Allora? Pronti per l’evento?

Dario: E’ la seconda volta che intervengo alla vostra associazione. Mi piace tantissimo quello che fate, e venirvi a trovare è un immenso piacere. Sarà una serata interessante, sicuramente interessante

Gianpio: No… Non sono mai pronto per nulla, tantomeno per gli eventi. Soprattutto per questi ultimi si corre spesso il rischio di attenderli per lungo tempo e di ritrovarli poi completamente diversi da come ce li si era immaginati nell’attesa. A volte ci stupiscono in senso positivo, altre in modo negativo, ma quasi sempre sono in qualche modo una sorpresa. Quindi credo non serva prepararli in ogni minimo dettaglio, ma limitarsi allo stretto necessario e poi viverli per quello che saranno realmente. Qualche volta questa scelta può anche far pentire perché l’evento può cogliere impreparati, ma è il fascino della diretta.

Livio: Non vedo l’ora!

Lib: Secondo voi, perché la gente seguirà l’evento?

Dario: Il mio libro è diviso in diciassette racconti brevi, ideale per chi non ha voglia di impegnarsi con un romanzo o per chi vuole intervallare una lettura con queste pillole agrodolci.

Gianpio: Perché ama la letteratura. Perché vuole passare una serata diversa. Per curiosità. Forse perché ha finito di leggere tutti i libri dei propri autori preferiti e non avendo nulla da sfogliare prima di andare a dormire, decide di andare a una presentazione di libri con la speranza di scoprire una lettura piacevole che potrà accompagnarlo per qualche altra settimana. Un evento letterario è completamente diverso da un evento musicale o sportivo, dove si va per divertirsi, per emozionarsi nel momento stesso in cui si assiste. Il libro è un’esperienza privata, qualcosa in cui ci si immerge soli, spesso a fine giornata, quando si ha ancora voglia di vivere ancora qualcosa prima di abbandonarsi al sonno per poi ricominciare dal mattino con la propria giornata. La presentazione è solo un assaggio di tutto questo, la gente che seguirà l’evento lo farà per scoprire se lì c’è qualcosa che fa al caso loro, per ascoltare e guardare in faccia uno scrittore sconosciuto e valutare se valga la pena utilizzare il proprio tempo per conoscerlo meglio, finito l’evento, a casa propria.

Livio: Perché esistono moltissimi romanzi storici ambientati nel medioevo, e diversi sono abbastanza precisi e scorrevoli da piacere anche ai lettori esigenti, ma purtroppo nessuno di questi ha la Lombardia per teatro. E se da un lato è comprensibile, vista la mole di ricerche che questo romanzo mi ha richiesto, dall’altro è un vero peccato: quanto ad avvenimenti interessanti, tra intrighi e battaglie, eresia e stregoneria, roghi e guerre di fazione, non abbiamo proprio nulla da invidiare all’Inghilterra o alla corte di Francia. Anzi!

Lib: Cosa potete dirci di più su di voi?

Dario: Dario Lessa, sognatore e pellegrino d’oriente. Insegno, scrivo e faccio cose. Sono impegnato con un romanzo in lavorazione, conduco una trasmissione tv, sto realizzanto una rappresentazione teatrale e, per rimanere in tema, ho appena aperto, con mia moglie, una libreria a Monza

Gianpio: Che non sono uno scrittore e il mio lavoro non ha nulla a che fare con la scrittura. Sono un chimico, un chimico a cui piace molto leggere e che ha scritto un paio di libri. Il mio lavoro ruba, come per tutti i fortunati che ne hanno uno, quasi tutto il tempo delle mie giornate. Il tempo libero lo passo con i pochi amici che mi porto dietro dall’infanzia e con mia moglie, che ad Aprile mi regalerà un figlio… Mi piacerebbe scrivere qualcosa per lui, un giorno, sempre ammesso che riuscirò a trovare il tempo per farlo ancora, dopo il suo arrivo. Ho un’altra grande passione oltre la letteratura, che è la musica. Ho studiato canto ed ho militato in diversi complessi in passato, ora canto in un gruppo swing/blues, i Suburbio, un quartetto cantautorale di buon livello, direi professionistico, ma nemmeno quello posso definirlo un lavoro, purtroppo. Ho una voce roca, alla Tom Waits, per intenderci, il che collega la passione per la musica a quella per la scrittura, perché una volta qualcuno ha detto che “questo libro graffia come se fosse letto da Tom Waits”, ed è una definizione che mi piace molto.

Livio: Ventisettenne, moderatore di un forum per aspiranti scrittori, tutor di un corso universitario di scrittura creativa, amante di medioevo, alpinismo, arti marziali e giochi di ruolo. ll mio motto personale è: “Tutto è metafora di ogni cosa.” Leggo di tutto ma sono esigentissimo. Quando si parla di romanzi storici, sono convinto che due libri ricchi di documentazione non ne valgano uno scorrevole, e che un libro insieme documentato e scorrevole ne valga dieci e più.

Lib: Ci potete ingolosire sugli argomenti che tratteremo?

Dario: Diciassette racconti che hanno, come filo conduttore, diciassette personaggi che dividono e condividono quel senso di disagio del “vivere”.

Gianpio: Posso parlarvi del libro che presenterò, Gabbie, che si dipana in 25 racconti piuttosto diversi l’uno dall’altro. Differenti nello stile di scrittura. Differenti nell’ambientazione. Differenti soprattutto nell’atmosfera in cui immergono il lettore. Quello che li accomuna tutti, da cui appunto il titolo della raccolta, è la gabbia in cui i protagonisti sembrano essersi rinchiusi. I personaggi di questi racconti sono quasi sempre uomini all’ultima spiaggia, uomini sull’orlo del baratro che cercano di dare un senso alla propria esistenza. Lo fanno con forza, violentemente, come se fosse l’ultima azione che debbano compiere in vita, cosa che spesso accade. Le gabbie rappresentano le esistenze cui sono costretti i protagonisti. Gabbie che si sono costruiti da soli e da cui non possono o non vogliono uscire. In questo libro le singole caratteristiche dei personaggi sono talmente evidenziate ed estremizzate da raffigurare una vera e propria cella. Possono essere rappresentate dai più classici vizi come il fumo o l’alcool, ma anche da disturbi come l’insonnia, di cui il protagonista non è colpevole, ma cui dà tanta importanza da farla diventare una prigione da cui non uscirà mai più. Poi ci sono le gabbie più classiche, rappresentate dai sentimenti: l’amore, l’odio, la vendetta, la passione sessuale, la disperazione, cose che nel bene e nel male sono presenti nelle esistenze di ogni persona, ma che qui vengono ingrandite al punto di sembrare surreali. Poi alcune storie lo sono davvero, surreali. Altre lo sembrano solamente. Altre ancora sono invece fin troppo tangibili. Ogni racconto, che sia in prima o in terza persona, guida il lettore attraverso il modo di vedere e di pensare del protagonista, lo scopo è quello di far entrare chi legge in empatia con il personaggio che vive il racconto, in modo che il lettore al termine possa appoggiare il libro e tirare un sospiro di sollievo per essere tornato alla realtà. Già, perché in questo libro sono scritte cose che nessuno vorrebbe vivere e conoscere personalmente, ma che a molti piace leggere.

Livio: Stile immersivo, personaggi realmente esistiti, trama che mostra alcuni dei momenti più oscuri del nostro passato e della nostra storia. In effetti, questo singolo libro sembra contenerne tre diversi: un romanzo di formazione su una ragazza sveglia che non si arrende, un thriller/spionistico sulle peripezie di un magister abile con la spada, un politico-militare sull’ascesa dell’erede al trono di Milano. Ma in realtà la storia è una sola, lo è dal primo capitolo all’ultimo, in cui i fili del destino convergono verso la drammatica conclusione. Conciliare piacere e cultura storica è stato il mio preciso intento: per scoprire come ci sia riuscito, vi toccherà venire all’evento! Vi aspetto!

E vi aspettiamo tutti, in Biblioteca Civica, via Roma 38, a Macherio, il 4 febbraio, alle ore 21! Serata da non perdere assolutamente!

LiberoLibro Macherio

LA NOTTE DEI CRISTALLI

Qualche giorno fa c’è stata la giornata della memoria. Sono circolate ovunque le stesse foto e gli stessi articoli degli anni passati. Ogni anno si dicono le stesse cose. Ed è normale che i giovani si stanno disinteressando. Non giustificabile, ma normale in una società come quella moderna.

La storia è un bene prezioso. Dovrebbe servire da monito per le generazioni future. Facciamo un piccolo esempio: La repubblica a Roma (509 a.C.), dopo un buon inizio, si riempì di senatori corrotti e crollò. Più di duemila anni dopo, i politici della seconda repubblica, si ritrovano allo stesso punto di quelli del 44 a.C.

Non commettiamo l’errore di essere ridondanti, ma aggiungiamo sempre qualcosa.
Dobbiamo far capire che la persecuzione degli ebrei ha una lunga storia.
La diaspora è durata per secoli. E ha un inizio lontanissimo: 722 a.C.
Ora veniamo a tempi più prossimi.
Tutti noi sappiamo che durante la seconda guerra mondiale furono uccisi sei milioni di ebrei. In parole forse non rende, ma in numeri sì: 6.000.000
E tutti, in questi giorni, hanno ricordato quei giorni. Hanno mandato in onda documentari e foto di repertorio, film, interviste.
Tutto questo, però, non arriva più ai giovani. Non capiscono l’orrore della guerra, figurarsi la vita nei campi di concentramento, l’uccisione di scheletri umani che un tempo erano amici, parenti, mogli, mariti, figli.
Per questo vorrei ricominciare con voi. Iniziamo dal principio. Dalla notte tra il 9 e il 10 novembre del 1938.
Voglio dedicare questa poesia a tutti voi. Una poesia su una notte particolare, che diede il via all’ignoranza, all’odio razziale più becero, al primo treno verso i campi di concentramento, alla morte di milioni di persone innocenti:
La “Notte dei cristalli”.

La notte dei cristalli

Passi decisi
Avanzano per la strada
Si spargono
In ogni dove
Portatori di sventura
Senza pietà
Distruggono ogni bene
Azioni comandate
Da un malato disegno
E tutto finisce in frantumi
Pezzi di vetro
Pezzi di legno
Pezzi dell’anima
Pezzi di una nazione
Sempre in cammino
Pezzi sparsi ovunque
Nella Notte dei Cristalli

Marco Emilio Boga