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LIBEROLIBRO CONSIGLIA: COSMOPOLIS, D. DE LILLO

Ogni settimana, LiberoLibro si propone di consigliare, tramite le recensioni dei nostri fidati recensori, un libro in particolare. Questa settimana consigliamo Cosmopolis, di Don De Lillo; recensione di Massimo Colonna. Buona lettura!

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Molto visionario. Attraverso la complicatissima e concretissima vita di un miliardario, DeLillo ci manda il messaggio opposto. Non contano le tecnologie, la perfezione. La vita è anche l’immagine che vediamo di noi su una vetrina mentre passiamo.

“Non aveva un amico tanto intimo da sopportare il tormento di una telefonata. Cosa dirgli? Era una questione di silenzi, non di parole”.

“Stai guardando un quadro alla parete. Tutto qui. Ma ti fa sentire vivo, nel mondo. Ti dice sì, tu ci sei. E sì, la tua sfera di esistenza è più ampia e piacevole di quanto immagini”.

Il protagonista è inghiottito in un mondo tutto suo, fatto di analisi di mercato, di azioni, di quotazioni, di yen e di dollari. Il tutto da controllare spasmodicamente dall’interno della sua limousine. Mentre fuori succede di tutto. Per le strade la gente protesta e si uccide per un mondo che non va.
Visionaria anche questa immagine: lui controlla tutto dall’interno della sua auto blindata, fuori invece si scatena il caos tra la povera gente. Un quadro famigliare, no?
Mentre attraversa la città per andarsi a tagliare i capelli, il protagonista piomba in un turbine di pensieri e situazioni, cucite perfettamente sulla società contemporanea. Anzi, il messaggio visionario qui è quasi premonitore, perché va oltre la contemporaneità. Guarda oltre. Agli anni che verranno.
La vita non è la perfezione tecnologica. E’ tutte quelle cose che assomigliano a quando passiamo accanto ad una vetrina e guardiamo la nostra immagine riflessa. Quel piccolo stupore che ci prende quando ci vediamo di sfuggita. E’ questo il messaggio visionario.

“Tante cose ormai andate, ecco chi era, il gusto perduto del latte succhiato dal seno materno, la roba che espelle quando starnutisce, questo è lui, e il modo in cui una persona si trasforma nel riflesso che vede passando accanto a una vetrina polverosa”.

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LIBEROLIBRO MACHERIO CONSIGLIA: L’ABBRACCIO PERFETTO, K.ASTOLFI

Ogni settimana, LiberoLibro Macherio si propone di consigliare, tramite le recensioni dei nostri fidati recensori, un libro in particolare. Questa settimana consigliamo L’abbraccio perfetto, di Kempes Astolfi; recensione di Elisa Barchetta. Buona lettura!

liberolibro macherio consigliaAmanda Lisetti è un’aspirante giornalista dal caratterino piuttosto particolare, non propriamente simpatica e affabile con gli altri, ambiziosa e disposta praticamente a tutto per ottenere ciò che vuole. Blogger nota, suo malgrado, a livello internazionale dal momento in cui è cominciata la sua personale ricerca del misterioso J…un ragazzo coinvolgente, sicuro di sé, accattivante, incontrato per caso in un pub e con il quale ha trascorso un’intensa nottata senza alcuna implicazione fisica. Il suo blogLost&Find, letteralmente Perduto eCerca, nato per recuperare informazioni che possano aiutarla a trovare J, diventa infatti in breve tempo uno dei blog più seguiti al mondo, poiché molte sono le donne che si sono ritrovate nella stessa situazione di Amanda e che vogliono sapere di più di questo uomo.
Chi è questo misterioso J, che ammalia donne in ogni parte del mondo, passa con loro una nottata indimenticabile, purtuttavia senza coinvolgimenti fisici, e poi sparisce lasciando solo un biglietto con la sua iniziale?
L’autore riesce con la sua narrazione a rendere interessante e non banale la storia, intrecciando due vite, quella di Amanda Lisetti e quella di J, in modo sapiente e accattivante. Inoltre è decisamente interessante il modo in cui caratterizza i personaggi, dai protagonisti ai comprimari, suscitando simpatie o antipatie verso gli stessi rendendoli in tal modo quasi reali. Unica pecca riscontrabile è la scelta di chiamare la protagonista femminile per cognome per la maggior parte del racconto, aspetto che tende a renderla ancor più antipatica; elemento probabilmente non necessario dal momento che il carattere della stessa viene perfettamente delineato nel corso della narrazione e questa tecnica può risultare superflua se non addirittura fastidiosa nello svolgimento della lettura.
Nel suo primo libro tuttavia, l’autore Kempes Astolfi mostra, o per meglio dire ricorda alle lettrici, come sia possibile per tutte trovare l’Abbraccio Perfetto; ovvero una condizione di benessere con l’altra persona che vada ben oltre un mero rapporto fisico e come valga la pena aspettare per trovare qualcosa di veramente speciale, senza accontentarsi. Inoltre Astolfi rammenta agli uomini come ci sia, nella relazione con le donne, qualcosa di più profondo e importante da ricercare; una sorta di intimità e di complicità dell’anima più che del corpo. Tutto nell’opera di questo autore porta a domandarsi: “Esiste davvero l’abbraccio perfetto?” ma, soprattutto: “E’ ancora possibile sperare in qualcosa di simile di questi tempi, in cui molti sono forse più cinici o disillusi anche a causa della perdita di valori nella società contemporanea?”. Sullo sfondo di queste domande però, l’autore restituisce forse proprio quella speranza perduta, o almeno orienta il lettore verso la riscoperta di questo possibile sentimento.

DUE PAROLE CON.. – L’INTERVISTA A TRE DI MAGGIO, IN ATTESA DELL’EVENTO DI MERCOLEDI’ 6

Nell’attesa del grande evento di cui saranno protagonisti, abbiamo contattato gli autori Maurizio Milazzo, Sandra Rebecchi ed Elvio Ravasio, che presenteremo  il 6 maggio al Chiacchiere e Caffé di Paderno Dugnano, ore 18, nella terza data del nostro tour letterario.

6 maggio: settima Serata Letteraria. Con Maurizio Milazzo, Elvio Ravasio e Sandra Luigia Rebecchi

Lib: Allora? Pronti per l’evento?

Maurizio: Certo! I buoni lettori ormai sono una specie rara, non vedo l’ora d’incontrarli! E’ un vero privilegio!

Sandra: Per quanto riguarda riprese e microfoni, farò del mio meglio. Per quanto concerne domande, discorsi, quesiti vari o dibattiti posso dire che sono sempre disponibile per ogni occasione nella quale si possa parlare della scuola pubblica italiana, che nella realtà è sconosciuta a molti. Se ne parla poco e, frequentemente, senza cognizione di causa e generalizzando in modo arbitrario e ingiusto.

Lib: Secondo voi, perché la gente seguirà l’evento?

Maurizio: Perché aprire un libro è entrare in un nuovo mondo, l’uomo è un viaggiatore, e nessun viaggiatore rinuncerebbe a visitare un nuovo luogo.

Sandra: Per lo stesso motivo per cui anch’io spesso frequento presentazioni di libri o dibattiti corredati da saggi scritti: perché l’argomento mi interessa, per conoscere l’autore, per rendere più mirato il mio eventuale acquisto, oppure per pura curiosità, per esempio per scoprire cosa si cela dietro un titolo accattivante.

Lib: Cosa potete dirci di più su di voi?

Maurizio: Lavoro e passo la maggior parte del mio tempo in città (Roma) appena posso mi rifugio in campagna o tra i sentieri montani; solo lì mi sento parte del mondo. I libri fanno parte della mia vita, la radio mi accompagna nei miei tragitti e il teatro è la piacevole evasione che mi regala la carica per affrontare la quotidianità. Prigioniero di questo tempo del quale non condivido quasi alcun valore, me ne faccio beffe sviluppando progetti di solidarietà.

Sandra: Visto che il libro è dichiaratamente autobiografico, mi si legge dentro con grande facilità. Sono curiosa, mi piace molto leggere, leggo anche tre libri alla volta delle tipologie più diverse. Sono abbastanza creativa, sia nella scrittura che in altre attività prevalentemente manuali. Non mi sono mai tirata indietro di fronte alle sfide, anche quando ero quasi sicura di perderle. Non lo faccio tuttora. Non mi spaventano le novità.

Lib: Ci potete ingolosire sugli argomenti che tratteremo?

Maurizio: Non si tratta di una nuova storia, ma di una storia raccontata in modo nuovo. E’ l’incontro tra il passato e il presente, che, come un figlio si rispecchia nella figura del padre, prendendo coscienza di assomigliarli molto, di avere le stesse movenze e di ripercorrerne la strada; è una storia in cui si sorride e si riflette.

Sandra: La scuola è un microcosmo che riproduce la vita: è fatta di sorrisi e di lacrime, di soddisfazioni e di fallimenti, di errori e di piccoli quotidiani eroismi. Il libro è un saggio di tipo particolare perché è fatto di racconti, di episodi realmente accaduti, di ricordi, di risate, di commozione, di riflessioni, di ironia. Si tratta di un racconto che ha come caratteristica essenziale la “leggerezza”, intesa come atteggiamento mentale: non usa termini tecnici, né tantomeno disquisisce sui problemi della scuola pubblica italiana; spesso narra senza giudicare, lasciando al lettore deduzioni e riflessioni. Troverete nel libro la sofferenza dell’adolescenza e la sua spensieratezza; conoscerete “cattivi” insegnanti e insegnanti appassionati e impegnati, alunni affettuosi e alunni problematici. Vi si parla di strani sogni e di pizzerie, di cinema e di bambini, di autisti di autobus e di tante tante automobili!

E vi aspettiamo tutti, al Chiacchiere e Caffé di Paderno Dugnano, via Coti Zelati, 50,  il 6 maggio, alle ore18! Serata da non perdere assolutamente!

LiberoLibro Macherio

LIBEROLIBRO MACHERIO CONSIGLIA: LA SETTIMA STREGA , P. Zannoner

Ogni settimana, LiberoLibro Macherio si propone di consigliare, tramite le recensioni dei nostri fidati recensori, un libro in particolare. Questa settimana consigliamo La settima strega, di Paola Zannoner; recensione di Martina Volontè. Buona lettura!

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La letteratura fantascientifica per ragazzi è un oceano di parole (letteralmente).
Le scelte sono infinite e sempre in costante aumento, il che non aiuta a smentire il mantra: “Chi non sa scrivere, scrive romanzi fantasy per ragazzini.”
In Italia abbiamo una vasta gamma di autori che si occupano di fantasy, ma restano spesso all’oscuro (notizia bomba: non esiste solo Licia Troisi!); Paola Zannoner è una di questi, talentuosa, con una passione smisurata per la letteratura (ha fatto anche la critica e la bibliotecaria) e molto prolifera.

Lessi questo romanzo nel 2007, all’età di 12 anni, ma mi è ricapitato tra le mani di recente e, tra l’altro, ho scoperto che l’anno scorso la De Agostini l’ha ristampato (con una copertina decisamente peggiore, ma sono gusti personali).

Trama: Meg ha quindici anni e non sospetta minimamente di essere una strega. Finché, una sera, non viene salvata da un imponente orso bianco, che la strappa dalle grinfie di un lupo.
L’orso è in realtà una maga che le affida un compito difficilissimo: dovrà viaggiare nel tempo e salvare le sue sei antenate streghe dalla persecuzione.

La giovane protagonista da impacciata e fifona, si trasforma in una talentuosa e coraggiosa strega moderna.

Niente di nuovo, insomma, ma la cosa che colpisce di questo romanzo è la cura dei dettagli e le minuziose ricostruzioni storiche al suo interno. Difatti, si ripercorre la caccia alle streghe a partire dal 1300, fino ai giorni nostri.
Interessante è vedere come si evolvono i pregiudizi sulle donne ritenute “strane” e i metodi utilizzati per “estirpare il male”, dalla muratura ai campi di sterminio.

Insomma, un modo leggero e molto ironico, per spiegare il male a chi ha meno di 15 anni.
Ma adatto anche ai grandi poco cresciuti.

LIBEROLIBRO MACHERIO CONSIGLIA: SE TI ABBRACCIO NON AVER PAURA, F.ERVAS

Ogni settimana, LiberoLibro Macherio si propone di consigliare, tramite le recensioni dei nostri fidati recensori, un libro in particolare. Questa settimana consigliamo Se ti abbraccio non aver paura, di Fulvio Ervas; recensione di Elisa Barchetta. Buona lettura!

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“Se ti abbraccio non aver paura” è una frase che i genitori di Andrea hanno fatto scrivere su alcune magliette del figlio, tutte dai colori molto accesi. Sì perché Andrea ha questa sorta di “abitudine” che lo porta ad abbracciare qualunque persona entri nella sua orbita e non tutti si aspettano un gesto simile così all’improvviso. Perciò le sue magliette sono una specie di avvertimento. Perché la vita di Andrea è fatta di gesti impulsivi, di ordine, di gesti ripetitivi…ma anche di confusione mentale e di isolamento in un mondo tutto suo. Sì, perché ad Andrea all’età di tre anni è stato diagnosticato l’autismo. Da allora i suoi genitori non si sono arresi, non lo hanno fatto di fronte a specialisti che spiegavano loro le cause genetiche della malattia, che la vita è imperfetta e che vivere con una persona nelle condizioni di Andrea è come vivere sotto una tirannia. Le provano tutte, dalla medicina tradizionale a quella specialistica, fino a rimedi meno convenzionali ma nulla sembra poter cambiare lo stato del loro figlio maggiore, con tutto il carico emotivo, di rabbia e angoscia che una situazione simile può portare con sé.
Con molta pazienza e tanto amore insegnano ad Andrea a esprimersi utilizzando il computer come mezzo di comunicazione, attività che inizialmente avviene solo in presenza della madre. Ma Andrea comunica il suo sentire, la sua confusione e la paura di non essere compreso – anche dai suoi genitori – la sua difficoltà a eseguire troppe richieste, a parlare e a controllare il suo corpo nonostante l’impegno; la sua disperazione e ansia per la condizione in cui si trova; il suo essere “un uomo imprigionato nei pensieri di libertà” e la volontà di guarire. Ed è con questo carico di pensieri ed emotivo che, con l’avvicinarsi dell’estate e al momento di decidere la meta per le vacanze, Franco – il padre di Andrea – decide, con coraggio e tanto amore, di rispondere a un urlo di suo figlio che sembra quasi una richiesta di libertà. Da questa volontà nasce l’idea di un viaggio attraverso il continente americano, senza alcuna tappa pianificata, ma lasciandosi guidare da Andrea e dall’imprevisto…perché per Andrea “le ore di ogni singolo giorno sono sempre un imprevisto”.
Nel loro viaggio in libertà alla scoperta dell’America, Franco e Andrea incontrano persone di qualunque tipo; alcune in grado di “sentire” davvero la loro storia e le loro emozioni, altre più diffidenti. Molte regalano loro frammenti di vita fondamentali per vivere la loro condizione in modo diverso e, forse, comprenderla in modo più profondo rispetto alle visioni fornite dalla medicina. Andrea è un ragazzo davvero speciale perché ha una capacità di sentire e di percepire il mondo che lo circonda in modo molto più intenso rispetto a chiunque altro. Abbraccia, bacia e tocca la pancia alle persone che incontra, stabilisce un contatto e resta in ascolto. E’ il suo modo di presentarsi alle persone per conoscerle e allo stesso tempo tranquillizzare se stesso, per non agitarsi e controllare la confusione che sente nella sua testa. Nei suoi occhi “corrono nuvole”, non guarda mai nessuno a lungo ma dà solo qualche furtiva sbirciata e anche se non usa le parole, sa trasmettere emozioni molto forti con semplici gesti e i suoi sorrisi. Andrea è un modo di colori, di cromie tutte sue, che sono le parole con cui si esprime. Per Andrea questo viaggio è la scoperta delle infinite possibilità di comunicare con chi sa davvero ascoltare e un avvicinarsi emotivamente a suo padre, al punto di riuscire a comunicare con lui tramite computer anche senza la presenza della madre, di vegliarlo quando sta male e di trasmettere i suoi stati d’animo anche solo con uno sguardo.
Per Franco diventa invece un’esperienza che tocca l’anima, che permette di comprendere davvero come l’autismo non sia solo fatto di gesti ripetitivi, di comportamenti particolari, di confusione mentale; no, è qualcosa di più profondo che sa regalare nuovi modi di guardare e vivere. Franco si troverà ad affrontare le sue paure e preoccupazioni di padre, trovandosi in situazioni che prima aveva solo ipotizzato per suo figlio, ma facendosi toccare profondamente anche da situazioni che lo porranno di fronte a nuove domande e nuovi dubbi…nonostante ciò lascerà anche che gli eventi permettano a suo figlio di vivere esperienze mai provate, convinto che ciò possa imprimere in Andrea qualcosa che niente e nessuno potrà mai togliergli.
L’autore, Fulvio Ervas, racconta con molta naturalezza, partecipazione, intensità e anche molta ironia la storia vera di Franco e Andrea e la loro avventura on the road alla scoperta dell’America e di se stessi in un romanzo che è ha un sapore agrodolce per le domande che solleva e le forti emozioni che suscita.

LIBEROLIBRO MACHERIO CONSIGLIA: L’UOMO CHE CADE, D. DELILLO

Ogni settimana, LiberoLibro Macherio si propone di consigliare, tramite le recensioni dei nostri fidati recensori, un libro in particolare. Questa settimana consigliamo L’Uomo che cade, di Don DeLillo; recensione di Massimo Colonna. Buona lettura!

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L’uomo che cade ha un messaggio visionario molto forte. In giro per New York c’è un uomo, David Janiak, che all’improvviso in mezzo alla strada improvvisa una performance: si piazza a testa in giù, in giacca e cravatta, appeso ad un filo. Rappresenta gli uomini che si sono lanciati dalle Torri Gemelle l’11 settembre. Costretti a buttarsi dall’arrivo delle fiamme. Quando la gente lo vede si ferma, ride, resta col fiato sospeso, aspetta la polizia e poi se ne va. “Che diavolo sta facendo quello?”, si chiede con il sorriso sulle labbra prima di andarsene. Senza darsi risposta. A cena poi lo racconterà ai parenti. 

David Janiak invece è la rappresentazione dell’uomo di oggi: costretto a vivere dentro a una vita costruita dagli altri (come sono stati costretti dagli altri quelli che si sono lanciati dalle Torri), in cui l’ambiente circostante condiziona ogni tua scelta. L’uomo che cade, David Janiak, è l’uomo che non riesce a restare in piedi sulla “sua” vita. Anche quelli in giacca e cravatta, proprio come David, sono a rischio. L’uomo che cade, in ultima analisi, è l’uomo che sbaglia. 

“Si piazza davanti alla finestra e vede quel che capita per strada. Qualcosa capita sempre, perfino nei giorni più quieti e a notte fonda, basta rimanere lì per un po’ e guardare”.   

E’ quello che a volte si fa della propria vita: restare a guardare le cose che accadono, tanto prima o poi qualcosa capiterà. In questo modo si è “costretti” a vivere esperienze mediate da altri. Come davanti alla televisione. E’ quello che succede ai protagonisti del libro.

8 APRILE 2015: SERATA LETTERARIA DI APRILE, ARESE

logo eventiEd eccoci al secondo evento di LiberoLibro Macherio in tour! Una bella serata di aprile ad Arese, alla Libreria Dietro L’angolo, con tre grandi ospiti: Gianni Garon, Tina Caramanico e Carla Pirovano.

In fondo all’articolo, il video della bella serata: buona visione!
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DUE PAROLE CON.. – L’INTERVISTA A TRE DI APRILE, IN ATTESA DELL’EVENTO DI MERCOLEDI’ 8

Nell’attesa del grande evento di cui saranno protagonisti, abbiamo contattato gli autori Tina Caramanico, Gianni Gardon e Carla Pirovano, che presenteremo  l’8 aprile alla libreria Dietro L’angolo di Arese, ore 17.30, nella seconda data del nostro tour letterario.

8 aprile: sesta Serata Letteraria. Con Gianni Gardon, Tina Caramanico e Carla Pirovano.

Lib: Allora? Pronti per l’evento?

Tina: Naturalmente.

Gianni: Prontissimo, e ringrazio sin da ora l’Associazione per la bella opportunità di divulgare un libro in cui credo molto

Carla: Sì, per me una presentazione a tre autori è un’esperienza nuova. Spero che mi arricchisca e che ne venga fuori un confronto costruttivo. Mettere insieme esperienze culturali diverse è sempre foriero di nuove idee.

Lib: Secondo voi, perché la gente seguirà l’evento?

Tina: Si dice che non ci siano molti lettori per i testi poetici, malgrado ciò spesso gli eventi dedicati alla poesia sono vivaci e discretamente affollati. Spero che anche in questo caso qualcuno si sia incuriosito per la mia raccolta e sia disposto a partecipare, a farsi coinvolgere.

Gianni: Perché la storia è trasversale, non indirizzata a una sola fascia di lettori e appassionati.

Carla: Come dicevo, una presentazione a tre autori per me è un’esperienza nuova. Mi incuriosisce e spero che abbia lo stesso effetto anche sul pubblico. Se invece devo valutare le esperienze d’incontri con l’autore che ho maturato finora, preferisco non fare previsioni. Infatti ho visto che la presa sul pubblico può essere estremamente variabile, non solo in termini d’affluenza ma anche di partecipazione attiva alla manifestazione con domande e richieste d’approfondimento. Una delle presentazioni più belle che abbia fatto finora, è stata in un paesino del pavese dove mi conoscevano appena e dove non mi aspettavo nulla, al punto che non avevo nemmeno pubblicizzato la serata. Eppure c’è stata una buona affluenza, grazie al lavoro di divulgazione svolto dalla biblioteca locale, i partecipanti si sono dimostrati interessati e hanno fatto molte domande. In quell’occasione, partendo dal mio libro, che è ambientato in buona parte a Milano, è scaturita tutta una conversazione su come sia cambiata la città nel corso degli ultimi vent’anni. Visto che una delle autrici che parteciperà con me all’evento dell’otto aprile ha scritto un libro su Milano, non è da escludersi che a stimolare il pubblico possa essere proprio la comune ambientazione.

Lib: Cosa potete dirci di più su di voi?

Tina: Sono nata a Taranto nel 1962, oggi vivo ad Abbiategrasso, in provincia di Milano. Sono laureata in Lettere, insegno nella scuola secondaria superiore, sono sposata e ho due figlie. Scrivo da sempre, ma solo nel 2010 ho iniziato a rendere pubblici i miei testi. Finora ho frequentato soprattutto poesia e narrativa breve.

Gianni: Ho tante passioni che cerco sempre di far confluire e emergere in ciò che scrivo. Amo comunicare e da anni lo faccio mediante diversi canali: la radio, il giornalismo, il mio lavoro stesso. Anche se attraverso la scrittura hai la possibilità di mischiare realtà e fantasia, di essere libero, senza steccati.

Carla: Sono nata Milano, dove ho passato la mia infanzia, e ora vivo in provincia di Lodi. Non a caso Milano e Lodi sono i luoghi dei miei racconti, insieme a Torino, dove ho trascorso un anno della mia vita. Partendo dal presupposto che ogni scrittore parla di ciò che conosce, anche fossero solo i suoi sogni, posso dire che “In volo” rispecchia, in modo figurato e fantasioso, parte della mia esperienza e di quella delle persone che ho incontrato. Spesso i protagonisti dei racconti sono pendolari, hanno un lavoro impiegatizio, sono giornalisti o aspiranti scrittori: aspetti della personalità di personaggi diversi che in me convivono tutti. Il pendolarismo su Milano, infatti, ha segnato buona parte della mia vita. Per vivere svolgo un lavoro impiegatizio e sono dipendente del Comune di Milano. Nel tempo libero, invece, faccio la giornalista free lance per “Il Cittadino” e “Il Melegnanese” e mi occupo in particolare di cultura. Da quando avevo dodici anni scrivo racconti e con “In volo” ho avuto l’occasione di raccogliere in un libro alcuni di quelli che, grazie ai premi letterari o alle riviste, avevano avuto più successo. A volte i personaggi dei miei racconti sono scorati o arrabbiati e si aspettano un’occasione di rivalsa dall’esterno, altre volte invece s’industriano per crescere e migliorare e anch’io credo, nella vita, di aver reagito alle difficoltà in entrambi i modi. Il libro è stato pubblicato nel 2014, ma era già concluso, di fatto, nel 2007: rispecchia quindi gli stati d’animo e le esperienze culturali che ho avuto fino a quel momento e spero presto di riuscire a produrre un nuovo lavoro, che mi consenta di mettermi alla prova con la maturità, umana e letteraria, conquistata in questi anni.

Lib: Ci potete ingolosire sugli argomenti che tratteremo?

Tina: Malgrado il titolo, non si tratta di una guida turistica. E’ solo una piccola raccolta di poesie, ma potreste trovarci qualcosa che vi riguarda da vicino.

Gianni: E’ un romanzo corale, ci sono tante storie che si intrecciano e nelle quali credo sia inevitabile immedesimarci perché ho narrato un periodo di vita con cui tutti abbiamo avuto a che fare e che probabilmente, chi più meno chi meno, ci ha segnato: la fine delle scuole e la scelta del nostro futuro, quando si hanno 18 anni. Ma soprattutto quella fase di passaggio, accompagnata da tante aspettative per il futuro e un po’ di nostalgia per ciò che ci lasciamo alle spalle, che ci conduce dal periodo adolescenziale a quello adulto.

Carla: “In volo” è lo spaccato di una generazione, quella dei nati negli anni Settanta, alle prese con una quotidianità non sempre perfetta, che viene affrontata con fantasia e con quella voglia di vivere in modo più leggero, di “spiccare il volo”, che è riassunta nel titolo del volume. Chi ricorda e ha vissuto la “Milano da bere” degli anni ’80 la ritroverà in tutte le sue sfaccettature nei miei racconti. Allo stesso modo, potrà rimanere soddisfatto anche chi ama Torino e i suoi angoli storici come Palazzo Carignano, che ho scelto come ambientazione alternativa a Milano e Lodi. Chi ha voglia di rievocare le atmosfere di quegli anni e chi è ancora affezionato al periodo in cui trionfavano i Duran Duran, gli Spandau Ballet o trasmissioni come Drive In, potrà ritrovare nei miei scritti immagini e suggestioni che gli sono care. Quel periodo, in cui la cultura dominante era considerata dagli intellettuali come “spazzatura”, come una fase che la storia avrebbe cancellato in fretta, ha invece generato miti inossidabili che ancora oggi sono rievocati in modo un po’ nostalgico sui social network e alla televisione. I Duran Duran e gli Spandau Ballet, infatti, nel frattempo sono invecchiati, anche se mai spariti del tutto dalla scena, ma il bisogno di evasione che ha segnato gli anni ’80, in tempi di crisi e di un Occidente minacciato dalla guerra in Oriente, credo oggi sia vivo più che mai e che sia questa la ragione per cui quel periodo storico è ricordato sempre con affetto.

E vi aspettiamo tutti, alla Libreria Dietro L’angolo, piazza XI Settembre, ad Arese, l’8 aprile, alle ore 17.30! Serata da non perdere assolutamente!

LiberoLibro Macherio

LIBEROLIBRO MACHERIO CONSIGLIA: UN UOMO, O. FALLACI

Ogni settimana, LiberoLibro Macherio si propone di consigliare, tramite le recensioni dei nostri fidati recensori, un libro in particolare. Questa settimana consigliamo Un uomo, di Oriana Fallaci; recensione di Sebastiano Cappello. Buona lettura!

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“La libertà è un dovere, prima che un diritto è un dovere”

Questa frase rappresenta il perno su cui ruota tutta la vicenda raccontata in “Un uomo”, capolavoro indiscusso di Oriana Fallaci, una grande donna del secolo scorso e prima giornalista italiana ad andare sul fronte di guerra; la libertà infatti è una delle grandi tematiche presenti in questo libro, romanzo biografico di un altro grande personaggio del secolo scorso, Alekos Panagulis, che è stato anche il grande amore della scrittrice fiorentina.

In questo romanzo biografico, suddiviso in sei parti, Oriana ci narra la parte più attiva della vita di Panagulis: il libro inizia infatti con il tentato attentato ai danni di Papadopulos, dittatore al tempo del regime dei colonnelli in Grecia, per proseguire con gli anni di prigionia, nei quali Panagulis subisce le più atroci torture, la sua liberazione dovuta alla grazia concessagli proprio da Papadopulos, l’incontro con Oriana, l’inizio della loro tragica e meravigliosa storia d’amore, durata tre anni, l’attività politica di Panagulis e infine l’incidente automobilistico nel maggio del 1976, dove Panagulis perde la vita.

Questo romanzo è la mia seconda esperienza con Oriana Fallaci (precedentemente avevo letto “Lettera a un bambino mai nato”) e ne sono rimasto davvero colpito.

Che cosa mi ha colpito di questo libro? La mia risposta è TUTTO, perché in “Un uomo” , a detta di Domenico Procacci, c’è di tutto: c’è la rappresentazione di un eroe, Alekos Panagulis, e della sua vita esemplare e Oriana ci parla di quest’uomo, di questo eroe, di questo poeta, senza nasconderci nulla: nel libro vi ritroverete a leggere i punti forza e le debolezze di Panagulis, troverete un autentico ritratto di questo eroe della Resistenza greca. Oltre alla figura di Alekos, “un uomo” ci parla anche di Oriana, che si ritrova a lottare accanto a quest’uomo, con cui passerà tre anni intensi e tragici e a lottare anche contro se stessa, contro una parte di sé che non le piace, molto spesso lei si allontanerà da Alekos per ritrovare la propria indipendenza, sulla quale lei ha costruito la sua vita, ma tutto sarà inutile perché lei resterà sempre legata alla figura di quest’uomo, che lei amava tanto; a tal proposito in questo libro troviamo la più grande storia d’amore mai scritta: l’amore che legava Alekos e Oriana, un rapporto tragico, difficile: lui la tradirà molte volte e lei perde il bambino che aspettava da lui. C’è infine la lotta per la libertà, la giustizia e la democrazia e il Potere, quello che comanda e che spaventa e c’è anche il Popolo, che non è popolo, ma gregge che si sottomette al Potere ed è qui che sta l’attualità disarmante di questo romanzo e questo è l’aspetto che mi ha colpito di più e da qui che io ho cominciato a interrogarmi sulla situazione dell’Italia, sul popolo o, per meglio dire, “gregge” italiano; il paragone viene facile farlo perché le dittature sono sempre le stesse, i meccanismi sono sempre quelli e la ricerca della libertà da parte dell’uomo è sempre quella; leggendo le pagine di “un uomo” io ho dedotto che anche noi ci troviamo di fronte a una dittatura, che ci dice cosa mangiare, basti pensare ai divieti dell’Ue di consumare ossobuco, pajata e altri piatti tradizionali poiché considerati dannosi, e tra poco di dirà come vestirci, come parlare, come comportarci. La morale di questo libro è questa” Non bisogna mai arrendersi, dobbiamo smettere di essere gregge, dobbiamo essere persone, esseri umani, che sono in grado di combattere e di ribellarsi”.

Concludo consigliando questo libro a tutti e soprattutto a chi sta al Potere oggi nel mondo e a tutti noi uomini, soprattutto agli Italiani, che non sono popolo, esseri umani, ma gregge di pecore che segue il pastore e i cani, ovvero la classe dirigente che ci comanda, che ci spaventa. Prendiamo esempio da Panagulis e da Oriana che in tutta la loro vita hanno combattuto per la libertà.

Immagine

(Oriana Fallaci, un uomo, BUR rizzoli, 2000, pp. 632, €13.00)

(Oriana Fallaci, un uomo, BUR rizzoli, 2000, pp. 632, €13.00)