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LIBEROLIBRO CONSIGLIA: LA VITA DAVANTI A SE’, E.AJAR

Ogni settimana, LiberoLibro si propone di consigliare, tramite le recensioni dei nostri fidati recensori, un libro in particolare. Questa settimana consigliamo La vita davanti a sé, di Emile Ajar; recensione di Sandra Rebecchi. Buona lettura!

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Mentre sei come al solito attenta a scegliere fra le proposte dei libri appena usciti, indecisa fra mille titoli (vorresti leggerli tutti, sei una lettrice compulsiva), ti capita di sgombrare una vecchia libreria in una casa disabitata; tiri giù dallo scaffale un Rizzoli datato, La vita davanti a sé, di un autore che non conosci, Émile Ajar. Ti viene lo scrupolo: prima di affidarlo al comune per un BookCrossing, vuoi leggerlo e ti aspetti uno stile lento, obsoleto. Pensi: se non mi piace chiudo il libro e via!
Invece … Invece!
Lo finisci correndo e ti appassioni alla storia di un bambino, Mohamed detto Momo, cresciuto da una vecchia prostituta di Belleville, a Parigi, insieme ad altri figli di prostitute; li affidano a lei poiché la legge impedisce loro di tenerli con sé. Lei, madame Rosa, è un’ebrea reduce da Auschwitz, grassa e sfatta, che durante la storia si ammalerà gravemente. Momo le vuole bene, pur essendo consapevole del disfacimento della donna, la nutre quando non può più farlo da sola, la cura e quando non potrà più fare le scale la trasporterà in uno scantinato segreto in cui lei ha ricreato un suo “spazio ebraico”, dove nascondersi e pregare.
Madame Rosa morirà lì e Momo la veglierà fino a che gli abitanti del condominio non si accorgeranno, a causa del cattivo odore, della presenza di un cadavere.
Durante la lettura, la prima cosa che ti colpisce è la voce narrante che è proprio quella del bambino, del protagonista, Momo. All’inizio lui vede la realtà cogli occhi ingenui dell’infanzia. Poi pian piano cresce e le sue osservazioni si fanno più acute e sagge. Un momento doloroso di consapevolezza giungerà quando suo padre, musulmano, verrà a pretendere la restituzione del figlio; madame Rosa lo ingannerà sull’identità di Momo e, disperato, l’uomo morirà di un attacco cardiaco. Momo scoprirà in quel momento di avere quattordici anni e non dieci, come credeva.
La seconda sorpresa è il linguaggio; non è letterario, ma reale, vivo ed è il linguaggio di una banlieu usato probabilmente per la prima volta in un libro. Ti meravigli perché la data di pubblicazione del libro è il 1975!
Lo sfondo è una Parigi multietnica nella quale funziona una legge di mutua assistenza fra disgraziati: un nigeriano, protettore di prostitute, analfabeta, si fa scrivere da madame Rosa lettere da mandare alla sua famiglia, nelle quali dà ad intendere di essere diventato ricco; un trans senegalese, Lola, porta cioccolatini e champagne; un gruppo di neri danza intorno a madame Rosa morente per cacciare gli spiriti.
Si respira un clima di solidarietà nel quale nessuno si meraviglia più di vedere intorno a sé abitanti del mondo, ognuno a suo modo partecipe della gioie (poche) e delle disavventure (molte) altrui.
C’è la vita nel romanzo con le sue risate e le sue lacrime, con l’umorismo e con la cattiveria e ci sono i vecchi, che “la natura fa crepare a fuoco lento”, dei quali si parla con grande rispetto e amore, sì, amore e non si può usare un’altra parola.
A questo punto vuoi sapere chi è l’autore e cominci a cercare sue notizie nella rete. Scopri i misteri della sua vita e la sua personalità complessa e problematica, mentre le notizie che reperisci si accavallano ed è difficile orientarsi cronologicamente e distinguere fatti da leggende.
Romain Kacew (il “primo nome” dello scrittore) emigra dalla Russia in Francia all’età di 13 anni. E’ lituano. Studia giurisprudenza a Parigi, si arruola nell’aviazione e nel 1940 combatte nell’organizzazione di resistenza di Charles De Gaulle. Tiene un comportamento eroico e viene decorato con la Legion d’onore. Dopo la fine della guerra, intraprende la carriera diplomatica e si reca a Los Angeles quale Console generale di Francia; vi resta a lungo.
Ormai è naturalizzato francese e il suo nome è Romain Gary.
Oltre che eroe di guerra e diplomatico, è viaggiatore, scrittore, regista, sceneggiatore. Le foto testimoniano di un uomo molto bello, un cosacco con gli occhi azzurri. La sua biografia ci dice che è un tombeur de femmes. Sposa la scrittrice Lesley Blanch e successivamente nel 1962 l’attrice americana Jean Seberg, bellissima, l’adolescente triste di Bonjour tristesse: lei ha 24 anni, lui 48.
Nel 1979, quando sono già divorziati, lei viene trovata nuda, sbronza e morta dentro una macchina a soli 40 anni.
Fin qui la sua vita sentimentale.
Intanto Gary scrittore pubblica diversi libri: il primo col nome di Romain Kacew, altri col nome di Romain Gary e con questo nome nel 1956 vince il premio Goncourt con Le radici del cielo.
E’ un successo. Gary continua a scrivere e nel 1975 vince di nuovo il premio Goncourt con La vita davanti a sé! Ma è impossibile perché il premio viene assegnato una volta sola, ti dici, ma scopri che quell’opera lui l’ha firmata con lo pseudonimo di Émile Ajar, proprio quello usato nel libro edito da Rizzoli.
La rivista Lire stronca l’opera di Gary e loda Ajar: <<Ajar è decisamente un altro talento>>. Cosa avrà pensato Gary nel leggere questo giudizio senza appello?
La verità si scopre dopo la sua morte e anche la storia del suo suicidio è inquietante.
Gary il 3 dicembre del 1980 si reca in un negozio di place Vendôme a Parigi e acquista un vestaglia rossa. Ha intenzione di spararsi e non vuole che il suo sangue turbi nessuno. Organizza tutto con la massima attenzione, mette in ordine la sua stanza, lascia un biglietto con su scritto: <<Nessun rapporto con Jean Seberg. I patiti dei cuori infranti sono pregati di rivolgersi altrove>>.
Parigi intera pensa al suicidio di uno scrittore ormai finito, un sopravvissuto che non ha più nulla da dare.
Di certo Gary soffre molto il proprio invecchiare, ma perché si suicida e quanto è stato colpito dalle stroncature e dai giudizi dei critici non lo sapremo mai. Come pure non sapremo quanto abbiano influito le delusioni amorose o il dolore per la tragica fine di una donna amata.
Intanto un nipote di Gary, Paul Pavlovitch, incaricato da Gary stesso (sembra), impersona Émile Azar. Si scopre che, sotto il nome di Ajar, sono stati pubblicati quattro romanzi dei quali Pavlovitch assume la paternità; perciò è lui il vincitore del Goncourt per La vita davanti a sé. Tre anni dopo esce il film omonimo diretto da Moshè Mizrahi e interpretato da Simone Signoret: il film vince l’Oscar per il migliore film straniero, mentre la Signoret vince il César come migliore attrice.
Poco dopo la morte di Gary, esce postumo Vie et mort d’Émile Ajar nel quale si svela la vera identità di Ajar: Gary, in russo vuol dire “brucio”, mentre Ajar significa “brace”. Gary contro Ajar. Altra strana coincidenza. Il premio Goncourt comunque non è stato mai revocato.
Ma Gary ha usato altri pseudonimi: Shatan Bogat, Fosco Sinibaldi (le lettere s, i e n sostituiscono le g, a e r di Gar-ibaldi) e con questi altri pseudonimi ha scritto decine di romanzi.
Insomma chi è Gary? Sicuramente un grande scrittore. Perché si nasconde sotto falsi nomi? Si nasconde o conduce uno strano gioco? E il gioco vuole dimostrare qualcosa e a chi? E’ un gioco ironico e divertente? Non sembrerebbe visto che si conclude con un suicidio fermamente voluto. E così via di pagina web in pagina web, senza risposta a molti tuoi dubbi, tranne l’inquietudine nelle parole che Gary pronuncia proprio per bocca di Momo in La vita davanti a sé: <<… io non ci tengo tanto a essere felice, preferisco ancora la vita.>> e <<Non c’è bisogno di motivi per aver paura …>>.
Insomma ti ritrovi trascinato in una storia piena di interrogativi irrisolti.
Oggi è l’editore Neri Pozza a rieditare il libro, questa volta col “vero” nome dell’autore, Romain Gary.
Alla fine ti poni domande forse comuni e banali. La vita reale è più variegata e sorprendente di qualunque romanzo: allora ha senso creare nuove storie, quando ne abbiamo infinite intorno a noi? Ha senso l’opera letteraria se è totalmente fantastica, totalmente avulsa dalla realtà? E ancora: quale è la vera relazione di un autore con i suoi lettori? Da lettore, sei al centro di un gioco creato da altri? Quando apri un libro che ti prende, sei obbligato a “partecipare” al gioco? Perciò, mentre un libro ci racconta una storia, sarebbe interessante conoscere la storia di quel libro.
Queste e altre domande solo per aver sgombrato uno scaffale da volumi un po’ vecchi …