LIBEROLIBRO CONSIGLIA: L’OSPITE DI DRACULA, B. STOKER

Ogni settimana, LiberoLibro si propone di consigliare, tramite le recensioni dei nostri fidati recensori, un libro in particolare. Questa settimana consigliamo L’ospite di Dracula, di Bram Stoker; recensione di Caterina Armentano. Buona lettura!

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Definiti da Steven King “assolutamente magnifici” i quattro racconti di Bram Stoker sono una pietra miliare della narrativa gotica horror mondiale. Con questa raccolta Stoker riconferma il suo talento e la straordinaria capacità di destreggiarsi in trame dal forte impatto emotivo, dove non solo si vanno a scavare le paure più nascoste, insite nell’animo umano, ma la Natura diventa alleata del “male”.
Ne’ “L’ospite di Dracula” l’angoscia, il tormento del protagonista vanno di pari passo ai cambiamenti atmosferici e al rapporto uomo-natura. La superstizione e le credenze religiose vanno a braccetto, insieme agli usi e costumi degli inglesi e dei tedeschi. Racconti brevi che racchiudono un mondo e che rappresentano in maniera minuziosa quella che poi sarà il grande capolavoro di  Dracula. 
I racconti di Bram Stoker sono tra i più interessanti e ineguagliabili che un appassionato del genere horror-gotico possa avere la possibilità di leggere. C’è tensione e la trama è tessuta con un filo psico-horror da far accapponare la pelle. Stoker non racconta di fatti fuori dall’ordinario ma, trasforma le paure più comuni: come un gatto diabolico, la possibilità di essere rapinati, di  vivere in una casa maledetta, in realtà.

I racconti che ho letto sono quattro: L’ospite di Dracula, il primo (Il mio preferito). Capitolo introduttivo di Dracula-romanzo, una volta eliminato dalla pubblicazione, (non per volere dell’autore) Stoker non seppe più cosa farne. Sarà pubblicato solo in edizioni straordinarie.
Una storia allucinante:  Jonathan Harker, giovane assistente legale, personaggio perno in Dracula, in questo racconto  si ferma in Bulgaria per soggiornare alla locanda “Quattro stagioni” e decide di fare una corsa in carrozza ma, il locandiere lo avvisa di rientrare presto  perché è la sera del “Walpurgis Nacht” ma, l’uomo da buon inglese testardo fa di testa sua e va a mettere il naso dove non dovrebbe, facendosi lasciare dal cocchiere in una strada che conduce a un villaggio abbandonato. Qui si entra nel vivo della storia: la Natura cambia, si trasforma, diventa nemica e lascia che le ombre filtrino attraverso il terreno e prendano forma. I nostri peggiori incubi si materializzano, ciò che di più inumano e abominevole appare e scompare come un gioco di luce. Un racconto che ci tiene con il cuore in gola, che ci fa chiedere quale sia il confine tra realtà e fantasia ma, soprattutto ci pone dinanzi alla morte, una dipartita surreale che quando si riesce a evitare non ci lascia con un sospiro di sollievo ma pieni di dubbi e di paure.

Il secondo racconto è  La Squaw. Una coppia appena sposata, in viaggio di nozze, incontra un gentiluomo inglese che si aggrega ai due durante il viaggio. Accade che durante una passeggiata l’uomo, non volendo, uccide il cucciolo di un gatto. Anche se rammaricato, il gentiluomo esalta con  ironia l’accaduto, ridendo soprattutto dell’atteggiamento della bestia che mostra un vero e proprio cambiamento: i suoi occhi sono carichi di odio, cerca vendetta.
Devo dire che il gatto che insegue l’inglese fa davvero impressione. Da sempre i felini sono considerati animali dalle doti magiche e malefiche e questo racconto racchiude tutta l’essenza di tali credenze. La gatta, non solo decide di vendicarsi, ci riesce e anche in maniera raccapricciante!

Il terzo racconto è  Il funerale dei topi, dal taglio “cinematografico”, in cui le scene sono  allucinanti e dal ritmo incalzante. Il protagonista, girando per le strade di Parigi, finisce nei sobborghi della città, scontrandosi con gli “straccivendoli”. Un affresco minuzioso delle loro condizioni di vita, e del rapporto che vivono con gli stranieri. Il protagonista si attarda a discutere con due di loro e presto cala la sera, solo allora si rende conto che è circondato da altri “straccivendoli” e che per avere salva la vita dovrà correre e lottare, non solo contro l’uomo ma anche contro la Natura e contro i topi, i veri padroni del sobborgo… Una fuga adrenalinica fatta di tentativi esasperati di avere salva la vita.

L’ultimo racconto è La casa del giudice in cui il protagonista, laureando in matematica, per poter terminare la tesi si rifugia su un’isola, in una casa abbandonata. Nessuno vuole acquistarla o affittarla in quanto considerata maledetta. In passato vi aveva vissuto un giudice spietato, che aveva fatto impiccare tanti poveri malcapitati. Il ragazzo, scienziato votato alla logica, vi si stabilisce, ben presto scopre che il ritratto del giudice ha occhi che brillano di una luce spettrale e rumori, suoni invadono il luogo.
In questo racconto ci sono tutti gli elementi dell’horror classico: la casa abbandonata, la maledizione, il quadro malefico, il male che ritorna.

Posso dire che tutti i racconti hanno molti elementi in comune: sono scritti in prima persona (tranne l’ultimo) e questo rassicura il lettore sull’incolumità del protagonista, almeno per quella fisica. In più l’ambientazione è dettagliata e per nulla noiosa. Si viene trascinati con facilità a Parigi, Francoforte, Monaco, Benchurch, calati in un periodo storico che spinge dalle pagine per darci la possibilità di un salto temporale non solo spaziale ma qualitativo, perché Stoker racconta spezzoni di storia che hanno fatto la Storia. Racconti “colti”, in cui la Natura ogni volta muta e cambia e dove i dettagli sono importanti. Una scrittura fluida, moderna e “visionaria”, colma di percezioni e di immagini ( non sempre allegre ma ad effetto!).
Un’ottima lettura che consiglio agli amanti del genere e a chi vorrà avvicinarsi all’horror leggendo piccole perle pregiate. 

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