LIBEROLIBRO CONSIGLIA: SonderKommando Auschwitz di Shlomo Venezia

Ogni settimana, LiberoLibro si propone di consigliare, tramite le recensioni dei nostri fidati recensori, un libro in particolare. Questa settimana consigliamo SonderKommando Auschwitz, di Shlomo Venezia; recensione di Elisa Barchetta. Buona lettura!

liberolibro macherio consiglia

Un libro della Memoria per la memoria; forse questa sarebbe la frase più adatta se si volesse riassumere in poche parole un testo così fondamentale come quello che rappresenta la testimonianza unica e toccante che Shlomo Venezia, ebreo di origine italiana nato a Salonicco nel 1923 e morto a Roma nel 2012, ci ha lasciato.
E’ difficile recensire un libro simile, e un libro che racconta la vita nei Lager e nel SonderKommando non può essere sintetizzata in poche parole; il rischio che si corre è di banalizzare e svuotare di senso un’esistenza. Allo stesso tempo però non si può prescindere dalla lettura di un libro così necessario, che tutti dovrebbero conoscere per sapere cosa accadeva davvero nell’area delle camere a gas e dei forni crematori.
Si potrebbe obiettare che ormai certi fatti sono noti, che sono stati girati molti film e documentari sulle barbarie naziste nei Lager, che di libri ce ne sono molti in circolazione e che forse uno vale l’altro. Ma se così fosse allora le tante posizioni negazioniste non dovrebbero più esistere e le testimonianze come quella di Shlomo Venezia non sarebbero più necessarie.
L’uomo però tende purtroppo a dimenticare, a non imparare dalla storia e a mettere qualunque cosa in discussione: per questo libri come SonderKommando Auschwitz sono ancora così imprescindibili, perché nessuno potrà mai raccontare il Lager come chi lo ha vissuto sulla propria pelle e nella propria anima; soprattutto quando quella stessa persona viene poi a mancare. Ecco allora che, in assenza della sua voce che narra l’incubo vissuto e portato dentro in silenzio per decenni, questo libro emerge ancor più con tutta la sua forza e la sua tragicità.
Il SonderKommando era infatti un “Comando Speciale” formato, per volere delle SS, dagli stessi ebrei imprigionati nei campi di sterminio nazisti; al quale era affidato il compito di “lavorare” nel Crematorio.
Ciascun Crematorio era costituito da un fabbricato con uno spogliatoio, una camera a gas e diversi forni in cui venivano bruciati i cadaveri delle persone uccise dal gas. Per ogni Crematorio c’era un SonderKommando.
Ad Auschwitz-Birkenau c’erano quattro Crematori e per ciascuno di essi un SonderKommando.
Il “lavoro” nel SonderKommando era probabilmente il più atroce che i nazisti potessero ideare per gli ebrei imprigionati, non soltanto perché i suoi membri erano costretti ad accompagnare gli ebrei che non avevano superato la “selezione” alle camere a gas, ma anche perché a loro spettava il compito di aiutare le SS nel momento in cui dovevano versare lo Zyklon B per gassare le persone rinchiuse nella camera, ascoltarne le urla e i pianti mentre morivano, svuotare la stessa camera dei corpi ammassati e senza vita in mezzo al sangue e ai liquidi persi dalle vittime mentre venivano soffocate dal gas e sentivano la vita abbandonarle lentamente gridando per dieci-dodici minuti cercando di respirare.
Una volta estratti tutti i cadaveri i membri del SonderKommando dovevano poi pulire la camera a gas affinché nessuno degli altri prigionieri si accorgesse di ciò che realmente avveniva in quella stanza. Nel frattempo altri membri del “Comando Speciale” avevano il compito di tagliare i capelli alle donne e riporli in un sacco e altri estraevano i denti d’oro dai cadaveri. Alla fine questi corpi venivano caricati su un montacarichi e mandati al piano superiore del Crematorio, dove si trovavano i forni, per essere bruciati.
Come può un compito simile non segnare profondamente un uomo?
Ed è infatti proprio lo stesso Shlomo Venezia ad affermare che “non si esce mai dal Crematorio”; una frase che fa ben comprendere quanto perverso sia stato il progetto nazista che ha creato i Lager e le squadre speciali dei SonderKommandos, obbligando gli stessi ebrei prigionieri – già vittime – a svolgere compiti atroci e impensabili che avvicinano la vittima, involontariamente, al carnefice.
E’ stato il modo scelto dai nazisti per distruggere l’umanità dei prigionieri, costringendoli ad azioni che li avrebbero segnati per sempre se fossero sopravvissuti ai campi, ma che comunque hanno certamente segnato la vita anche di chi purtroppo, per citare in qualche modo i Nomadi, è “passato per il camino e adesso si trova nel vento”.
In questo modo i nazisti hanno trasferito in gran parte sui prigionieri il peso dell’omicidio di conoscenti, amici, donne, anziani, bambini riempiendo di sensi di colpa l’anima di queste persone e rendendole, di fatto, incapaci di continuare ad accettarsi come esseri umani.
Per chi è sopravvissuto ai campi di sterminio è questa la ferita più profonda, quella che Primo Levi definì la “malattia dei sopravvissuti” per cui ogni ricordo rappresenta una sofferenza enorme che non abbandona mai e ogni attimo di gioia porta con sé un’indicibile disperazione.
Non è possibile, di fronte a questa testimonianza, non porsi molte domande e non riflettere su quanto accaduto e quanto accade ancora oggi, magari in altre forme, ma che dimostrano quanta strada abbia ancora da fare l’uomo per potersi definire veramente”civile”. Domande che possono essere ben riassunte in modo semplice dai versi de “La canzone del bambino nel vento (Auschwitz)” dei Nomadi:

“Io chiedo come può l’uomo
Uccidere un suo fratello
Eppure siamo a milioni
In polvere qui nel vento…

Ancora tuona il cannone
Ancora non è contenta
Di sangue la bestia umana
E ancora ci porta il vento…

Io chiedo quando sarà
Che l’uomo potrà imparare
A vivere senza ammazzare
E il vento si poserà…”

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...