LIBEROLIBRO CONSIGLIA: SE QUESTO E’ UN UOMO, P. LEVI

Ogni settimana, LiberoLibro si propone di consigliare, tramite le recensioni dei nostri fidati recensori, un libro in particolare. Questa settimana consigliamo Se questo è un uomo, di Primo Levi; recensione di Caterina Armentano. Buona lettura!

liberolibro macherio consiglia

Mi sono approcciata a questo romanzo convinta di averne letti altri mille: racconti e film, ero caduta nell’errore di credere di avere abbastanza informazioni riguardando lo sterminio degli ebrei, Primo Levi mi ha denudata di qualsiasi certezza, mi ha lasciata sola in balia delle intemperie e della fame, sferzata da insicurezze e da un senso di disagio, angoscia e paura, sì! Paura da farmi sentire piccola, sola e inerme e soprattutto di aver toccato il fondo, un declino da cui riemergere che diventa scalata faticosa in cui ci si scorticate le unghia delle mani e dei piedi.

L’orrore dei lager l’abbiamo “visto” tutti, attraverso documentari, film, foto e attraverso  “la voce dei libri” ma non ne conoscevamo, almeno io, le gerarchie, le regole. I perseguitati diventano persecutori: i Kapos, ossia gli ebrei e non, criminali con il ruolo di aguzzini. Sono loro a picchiare, seviziare, distruggere. Le SS raramente “si sporcano le mani”, sono entità, come semi – dei distruttori che compaiono per decidere chi finirà nel forno a crematoio.  Gli Haftlinge, sono gli ebrei comuni, coloro i quali arrancano per vivere, che si vedono sottratto tutto, soprattutto la dignità e la condizione di essere umano. I lager non sono solo campi di sterminio ma sono campi punitivi che piegano l’essere umano a condizione animale, riducendoli a larve, che vivono dei propri escrementi.

È un documento duro, crudo, spinoso, che ferisce. “Se questo è un uomo” non condanna nessuno, non punta il dito, non cerca vendetta ma si assume il dovere di raccontare, di dire la verità con taglio asciutto e scientifico, in un impeto di urgenza, con il desiderio che nessuno dimentichi o che dica che ciò che viene narrato sia falso, corrotto dalla bugia o dall’invenzione di un invasato.

Il freddo, la fame, la necessità di dormire, il desiderio di ritrovarsi al sicuro, il duro lavoro, le botte, solo leggendo si può capire cosa sia la lotta quotidiana contro il clima, contro un mostro che sorprende l’uomo da fuori e dentro, che lo circuisce piegandolo a un ruolo da subordinato.

Leggendo “Se questo è un uomo” si capiscono cose inconcepibili, che la mente umana non riesce a formulare, da cui rifugge, orrori che la psiche nega con il timore di conoscere il più grande degli orrori: la sofferenza allo stato brado, la sottomissione del corpo e dell’anima, l’incapacità di sperare, di credere di potercela fare.
Cos’è la vita senza speranza? Cos’è la vita senza ribellione e senza desiderio di rivalsa? Nulla, un cammino senza passi. Uomini che circuiscono altri uomini, solidarietà annientata, uomo contro uomo.
Mi ha lasciata interdetta, inerme, piena di vergogna il senso di pudore, di inferiorità che Levi ha provato dinanzi a tre stupide oche, belle, sane, ben vestite che squadravano lui e i suoi amici come se fossero stati abomini, un senso di disagio esistenziale, motivazionale, che mi ha percossa e mi ha fatto capire cosa significa non avere un posto nel mondo. Lo sguardo degli altri ci dà uno spessore, la consistenza dell’esistenza. Dalla condizione di essere guardati e visti nasce la certezza del nostro essere qui e ora. L’alienazione emerge quando questo sguardo non vede noi ma qualcos’altro,  quando ci sottovalutano, quando ci disprezzano, quando non ci vedono affatto!

Non esiste il diritto di essere “guardati e visti” e per questo rispettati… se poi il progetto di una Nazione diventa quello di distruggere una cultura differente, l’essere guardati diventa fuoco e fiamme.

Per un tozzo di pane si diventa il “signorino” di uno dei Kapos, la necessità animale di consumare i propri istinti si fa strada anche in un luogo come il lager, dove si potrebbe pensare che fame e freddo annullino qualsiasi istinto primitivo e invece certe pulsioni spingono fuori comunque, in maniera selvaggia e animalesca.

Mi sono chiesta più volte come si possa sopravvivere a tutto questo, come ci si possa alzare al mattino consapevoli di dover essere mezzi per uccidere se stessi e il proprio simile… e come possano uomini di potere, progettare di distruggere altri essere umani, ucciderli nella maniera più barbara, portandoli all’esasperazione  facendoli temere, no la morte, ma il come si muore. Sbranati dai cani, fucilati alle spalle, picchiati a morte, fatti morire di fame e di freddo… La capacità della mente umana nel progettare il male è mille volte più temibile e orribile di qualsiasi film d’horror.

Avevo un’idea diversa del lager prima di leggere “Se questo è un uomo”, il lavoro forzato, gli orari scanditi, lavarsi in latrine sporche no per pulirsi (impossibile) ma per non perdere la dignità di essere umano che si occupa di se stesso e della propria igiene, il cibo: brodo annacquato e il paesaggio che potrebbe apparire un elemento banale in uno scenario da film d’horror, ma che nel contesto incide molto sulla psiche dell’uomo: solo grigio e cemento, neve e freddo. Il nulla, il vuoto per km e km…

Per chi ancora non l’avesse letto consiglio l’edizione pubblicata dopo il 1976 quando Levi aggiunse alla fine del romanzo una serie di risposte a delle domande che gli vennero poste più spesso di altre. Lì troverete davvero una testimonianza lucida e significativa del romanzo stesso e degli eventi.

Annunci

2 pensieri su “LIBEROLIBRO CONSIGLIA: SE QUESTO E’ UN UOMO, P. LEVI”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...