Sandra Rebecchi: Associazioni di privati per la cultura

L’Italia attraversa ormai da parecchi anni una crisi economica dalla quale non siamo ancora usciti.
In alcuni momenti ci siamo avvicinati al default. E non è ancora finita.
Però in qualche modo l’Italia è riuscita a convivere con la crisi, a depennare dalla sua vita alcuni comportamenti, a cambiare, sfruttando la crisi come occasione.
Se la situazione non è precipitata, se i danni si stanno contenendo, non è merito dei politici, è merito degli Italiani e del loro modo di affrontare i problemi, di vivere la collettività: ne sono convinta!
Semplicemente, penso che gli Italiani, più o meno consapevolmente, si siano organizzati. Certo molte persone vivono un disagio economico grossissimo, visibile e inaccettabile, molti non hanno lavoro, tutti tremano per il proprio futuro e per quello dei propri cari.
Eppure, chi ha potuto risparmiare durante la propria vita lavorativa ha comprato la casa ai figli, una casa piccola, più piccola di quella che si era sognata; il welfare è stato riorganizzato e i nonni sono attivissimi nell’accompagnare nipotini a scuola o nell’assisterli durante le febbri stagionali; nelle banche del tempo ci si scambiano servizi essenziali; l’hand made è cresciuto in quantità e in qualità ed è diventato scambio, piacevole abitudine, regalo fra amici; altrettanto il riciclo, che spesso è diventato creatività, quando non arte; le domeniche non sono più, per molti, il pranzo al ristorante: divengono invece picnic presso fattorie attrezzate, dove i bambini possono giocare con gli animali e consumare la loro vivacità all’aria aperta, imparando nel frattempo qualcosa. Si potrebbe continuare.
E sul piano della cultura? Già, perché la deriva culturale è assai più grave e devastante di quella economica, più difficile da combattere, specialmente in assenza di cultura della cultura (e non è un gioco di parole …).
Nel nome della crisi e del risparmio, sono stati compiuti attacchi a varie attività culturali: si pensi a titolo di esempio ai molti teatri che hanno dovuto bloccare le loro produzioni, anche nelle grandi città.
Intanto, è di questi giorni l’attacco alla scuola pubblica, attacco pesante e deliberato; alla scuola, che dovrebbe essere per sua natura base dell’educazione alla curiosità, alla conoscenza del bello, dell’abitudine al gusto, della capacità di scegliere.
Anche qui gli Italiani si sono organizzati!
Spesso sono iniziative piccole: un bar del centro di Roma offre cappuccino e cornetto a chiunque abbia speso almeno 15€ nella vicina libreria. Si sono formati gruppi di lettura. Esistono in tutta Italia librerie indipendenti meritevoli per patrocinare iniziative di contatti lettore-autore: ce n’è più di una alla periferia Sud di Roma, anche all’interno di centri commerciali.
Accanto a queste, iniziative comunali per il book crossing (Municipio Roma IX ad esempio), iniziative cui i privati contribuiscono fornendo volumi già letti; la stessa iniziativa è in programma persino presso qualche parrucchiere per signora.
Lo sviluppo negli ultimi anni delle associazioni culturali onlus su tutta la penisola e l’impegno che i soci (e non) profondono nelle attività portate avanti quasi sempre con mezzi propri, senza nessun tipo di finanziamento o di appoggio economico, è visibile ed efficace.
Le associazioni, spesso costituite da amici, mettono in comune le proprie risorse, economiche (poche) ed umane (molte). La Brèche di via Virginia, ad esempio, per restare a Roma, parla al quartiere di pittura, di scultura, di creatività, organizza corsi gratuiti di lingue straniere o di utilizzo del PC, parla di argomenti scientifici, da sempre difficili e ostici, durante pomeriggi a tema, o della storia del Brasile, e via così, spingendosi sempre più oltre con la testardaggine di chi sa che è importante quello che sta facendo. L’associazione Fonte a Monte in Abruzzo promuove la conoscenza del territorio e la salvaguardia dell’ambiente. Ecolamente, ancora a Roma, si preoccupa di educare ad una vita sostenibile, informando grandi e piccoli sui pericoli, anche psicologici, dei nostri ritmi frenetici e suggerendo alternative naturalistiche e culturali. LiberolibroMacherio al Nord presenta libri in locali della zona, realizza e pubblica in rete video-recensioni di libri appena usciti, ma anche di classici della letteratura, collabora con alcune case editrici, indice concorsi letterari.
E piano piano, la gente sta rispondendo.
Nelle grandi città, e la mia Roma ne è l’esempio più calzante, fino a qualche anno fa al sabato pomeriggio si assisteva ad un esodo massiccio verso il centro, verso teatri, cinema, mostre: a Roma ovviamente le occasioni sono molteplici anche se costose.
Eppure sta nascendo un’alternativa a questo tipo di cultura: d’accordo, per alcune persone è indispensabile assistere agli spettacoli più “in”, quelli imperdibili e poi poterne parlare con cognizione di causa, anche quando di fatto ci si è annoiati. Ma sta subentrando un’altra possibilità, quella di vivere, anche nella vasta periferia della capitale, la vita del proprio quartiere, scegliendo fra le iniziative che vi si svolgono. La gente apprezza. Vive piacevolmente occasioni sociali, che contribuiscono a non sentirsi soli, a scambiare idee od impressioni a caldo con lo sconosciuto della sedia accanto, capisce che vedere un film al cinema o in un’arena non è la stessa cosa che vederlo a casa in DVD, soprattutto si incuriosisce, è spinta a fare domande, a partecipare.
E’ questo tipo di attività a “fare cultura” laddove la cultura languirebbe, a produrre il desiderio di conoscere o la voglia di discutere. E’ questo mettere in comune multilaterale che distingue queste attività da quelle tradizionali, laddove invece la trasmissione culturale, quando c’è, è unilaterale: dal palcoscenico alla platea, dal musicista al pubblico, dall’esperto di turno allo spettatore passivo.
E così gli Italiani combattono la loro battaglia sul fronte della conoscenza e della propagazione del sapere, spesso senza alcun aiuto da parte delle istituzioni, o al massimo con un patrocinio comunale, quando c’è: un timbro su qualcosa creato e voluto da altri.
Le associazioni che utilizzano siti web e blog spesso si consociano, mescolando le proprie prerogative e creando allacci e sinergie, manifestazioni a più mani.
E ci vuole coraggio per far questo, per cercare di spegnere pian piano le televisioni negli appartamenti, sottofondo inutile e chiassoso specialmente nelle serate estive, monumento al nulla dei palinsesti che tutto fanno fuorché educare.
Ma gli Italiani ce l’hanno il coraggio.

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