ASSAGGI DI PSICOLOGIA: IL CAMBIAMENTO

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La nostra collaboratrice psicologa, Silvia Guerini Rocco, ci parla di un tema assai caro a noi in questo momento: quello del cambiamento.

Quello del cambiamento è un tema molto caro alla psicologia, per cui esistono numerosi punti di vista che affrontano l’argomento: il cambiamento è un tema affrontato dalla psicoanalisi e dalla psicologia clinica in generale, così come dalla psicologia cognitiva, dalla psicologia sociale, e via dicendo.

Premettendo che la dinamica del cambiamento è spesso inconsapevole, automatica, e caratterizzante l’esperienza umana in quanto tale (chi guardandosi indietro non si accorge di essere cambiato, cresciuto, almeno minimamente?), ciò che viene ricollegato al tema del cambiamento, è quello della paura del cambiamento, che viene definita, in termini tecnici, “resistenza al cambiamento”.

Nell’ambito della psicoterapia accade che, spesso, i pazienti resistano al cambiamento: nonostante presentino manifestazioni sintomatiche anche gravi, o nonostante si trovino invischiati in situazioni sentimentali che generano sofferenza, o in dinamiche famigliari “disfunzionali”, può accadere che il lavoro terapeutico venga contrastato, mantenendo inalterato il funzionamento patologico e il problema lamentato.

Questa dinamica sembra essere paradossale, poiché recandosi da uno psicoterapeuta il paziente dovrebbe voler “guarire”, e quindi cambiare, tuttavia la resistenza al cambiamento, agita in modo più o meno inconsapevole, non è che una modalità per mantenere l’omeostasi, cioè lo stato di equilibrio di un sistema in presenza di perturbazioni esterne od interne.

L’essere umano, secondo un approccio “sistemico”, viene appunto considerato come un sistema che ha raggiunto un equilibrio dopo continui aggiustamenti, e che tende a mantenere tale stato di equilibrio, anche se disfunzionale; gli interventi terapeutici turbano l’equilibrio, per cui è necessario che il sistema metta in atto delle resistenze a quello che considera una minaccia.

Chiaramente, grazie alla relazione terapeutica, la resistenza al cambiamento può essere superata, tuttavia comporta una grande spesa energetica, una grossa dose di rischio ed una forte volontà di mettersi in gioco da parte del paziente. Spesso i cambiamenti devono essere minimi, per poi innescare una sorta di reazione a catena che va a far sì che si formi un nuovo stato di equilibrio.

A prescindere dalla psicopatologia, cambiare significa tollerare il disagio generato dall’incertezza di qualcosa che non si conosce, tollerare l’incapacità di controllare pienamente ciò che è fuori, ma anche ciò che è dentro di noi; cambiare può causare paura di sbagliare, per questo spesso non si è soddisfatti di come si è, o di cosa si fa, ma si tende a rimanere in quella che viene definita come “zona di comfort”.

Spesso sono le emozioni negative a spingere ad affrontare il cambiamento: i cambiamenti più grandi sono talvolta la conseguenza di momenti di crisi.

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