GIOVANI LEVE: LA SERATA LETTERARIA DEL 14 GENNAIO – Articolo di Omar Gamba

Mercoledì 14 gennaio, l’anno nuovo di LiberoLibro è iniziato con la presentazione di due libri.
Il primo è Sergio Cioncolini, col suo romanzo: Andava a veder morire i piccioni. L’altro autore protagonista è Ivano Mingotti, con Il cenotafio di Simon Petit.

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Il poeta Marco Emilio Boga fungeva da lettore e recitando una sua poesia, introduceva la serata. Sergio Cioncolini è un veterano milanese, un uomo che s’è presentato al pubblico dicendo di esser lieto nel vedere tanti giovani interessati alla letteratura.

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Quest’autore ha vissuto anni all’estero, ha studiato e si è laureato in letteratura in Irlanda. Poi ha lavorato in una multinazionale fino alla pensione. E di pensionati parla il suo lavoro.
Un uomo che va in pensione e si ritrova spiazzato da tutto il tempo libero che non sa come riempire. Comincia a incattivirsi, a prendersela col prossimo. In questo caso proprio i piccioni, che richiamano al titolo del libro.

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Cioncolini afferma che la sua prosa è molto incentrata sotto l’aspetto della forma. Il linguaggio, mischiato con parole in vernacolo, rappresenta per l’autore il motivo d’interesse e di spessore dei suoi lavori letterari. Sempre attraverso il linguaggio affiorano le caratteristiche dei suoi personaggi.
La lingua italiana è morta, bisogna rivitalizzarla con innesti dialettali per darle nuova linfa.
Nonostante le lunghe permanenze all’estero, si può affermare che Cioncolini è un vero milanese. Nato a Porta Venezia e cresciuto in una casa di ringhiera, afferma che la Milano che ha conosciuto nell’infanzia non è più quella di oggi. Sergio Cioncolini spiega simpatici aneddoti e storie vissute in quella Milano che fu, quella Milano dove vi erano i magliari che erano i primi napoletani immigrati e vendevano porta a porta con una certa ingannevole astuzia.

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Infine Cioncolini dice che la letteratura lo ha salvato da quella depressione di neo pensionato. Sottolinea inoltre il difficile rapporto tra scrittore ed Editor nella tendenza di quest’ultimi a stravolgere il testo originale.
Il secondo autore, Ivano Mingotti, presenta il suo penultimo romanzo, l’ultimo pubblicato in versione cartacea: Il cenotafio di Simon Petit.
Un libro dalle caratteristiche verosimili, dove l’ambientazione, la Francia dell’800, si mischia a storie di maledizioni e dannazioni. Simon Petit è afflitto dall’Arte, e vive una sorta di emarginazione, una dannazione dovuta al proprio talento. Un novello Faust.

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Simon Petit è un violinista, e lo strumento non è scelto a caso, ma bensì perchè rappresenta il demonio, la dannazione è spesso storicamente passata tra le corde di un violino.
Ivano Mingotti sostiene, per quanto riguarda i rapporti coi lettori, che chi rifiuta la tua arte rifiuta ciò che sei. Si ritiene uno di quegli autori che o li ami o li odi. Non vi sono alternative, e il carattere battagliero di Mingotti, con la sua fervida ispirazione, sono sicuramente un punto di forza a suo favore.
Il pubblico inteveniva con domande e considerazioni. Da notare spunti riguardanti le idee politiche degli autori, Cioncolini sostiene che la politica non esiste più come un tempo.

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Ivano Mingotti sostiene, a riguardo della letteratura, che vi è un modo di affettazione e uno di finzione. Vi sono lettori aperti e lettori chiusi. Quindi è meglio scrivere con affettazione poichè è il modo più sicuro per avere una prosa sincera, dove non vi è inganno nei confronti della propria idea e dei lettori.
Tante le cose in una serata davvero bella e godibile. Buone le presenze e alle 23.10 si chiudeva l’evento.

O.G.

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