ASSAGGI DI PSICOLOGIA: E’ vero che andare in pensione è un trauma? – IN ATTESA DELL’EVENTO DEL 14 GENNAIO; CON SILVIA GUERINI ROCCO, PSICOLOGA

L’associazione LiberoLibro Macherio è fiera di presentarvi il progetto ”Assaggi di Psicologia”: un articolo al mese, in cui la nostra collaboratrice Silvia Guerini Rocco, iscritta all’ordine degli psicologi della Lombardia, ci parlerà di una tematica particolare inerente l’ambito della psicologia, allacciandola ad un elemento propriamente culturale. Il tema di oggi è: il trauma della pensione.

Premetto che non voglio entrare in discorsi di tipo politico sociale richiamabili facilmente dalla parola “pensione”, discorsi che inevitabilmente trascinano con sé il generale malcontento degli italiani riguardo l’età di pensionamento e via dicendo.

Intendo affrontare la tematica del pensionamento da un punto di vista prettamente psicologico, prendendo spunto da alcune note ricerche.

In psicologia, l’andare in pensione viene spesso considerato un momento traumatico, in quanto rappresenta simbolicamente il termine di una fase della vita e l’inizio di un’altra fase, che non sempre è connotata positivamente, almeno non nell’immaginario comune.

Secondo alcune ricerche, dopo una fase di cosiddetta “luna di miele”, coincidente con i primi mesi dopo il pensionamento, si riscontra un aumento dei pensieri negativi, nei soggetti in pensione, simili a quelli propri della depressione.

Le ragioni sono dovute per lo più ad una mancanza di struttura fissa delle giornate, prima scandite dal ritmo lavorativo.

Il lavoro, inoltre, è un elemento importante per la struttura identitaria dell’individuo, struttura che inevitabilmente si indebolisce nel periodo del pensionamento, lasciando spesso spazio a sentimenti di vuoto , di solitudine, di ansia, di perdita di senso e di significato, di inutilità.

Le preoccupazioni economiche, inoltre, oltre a quelle per la salute, tendono a farsi strada, incrementando lo stato d’animo negativo del soggetto, e costituendo quindi un fattore di rischio per lo sviluppo di una vera e propria patologia depressiva.

Ma è sempre così?

Se la pensione può essere considerata come un evento traumatico, o come termine associabile alla parola “invecchiamento”, non è detto che debba sempre portare con sé qualcosa di negativo.

Sicuramente il passaggio alla pensione, agognato per tantissimi, rappresenta un fattore di cambiamento, che porta con sé la ridefinizione dell’identità individuale, famigliare e sociale del soggetto. Tuttavia, nonostante le ricerche mettano in luce spesso la dimensione negativa di tale passaggio, molto dipende dalle risorse personali di ognuno e dalla capacità individuale di saper riorganizzare la propria vita e far fronte al cambiamento: avere un ricca vita sociale, occuparsi dei propri nipoti, saper coltivare passioni o passatempi certo non portano alla depressione, anzi, favoriscono il benessere dell’individuo.

Spesso il periodo del pensionamento, soprattutto per chi vive in buone condizioni psicofisiche, può costituire l’opportunità per fare cose che si sono sempre rimandate, per godere di una nuova fase del ciclo di vita.

In sintesi, la pensione in sé, desiderata o meno, non può essere considerata, a mio parere, un evento traumatico, ma solo un evento di passaggio: tutto dipende dalle risorse di chi si trova ad affrontare questo evento, dalla sua capacità di riorganizzare e gestire il proprio tempo, di trovare e di dare senso alla propria vita a prescindere dall’attività lavorativa.

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3 pensieri su “ASSAGGI DI PSICOLOGIA: E’ vero che andare in pensione è un trauma? – IN ATTESA DELL’EVENTO DEL 14 GENNAIO; CON SILVIA GUERINI ROCCO, PSICOLOGA”

      1. Infatti ho scritto proprio per rimarcare come fossi d’accordo. Senza esagerare, ci si deve creare altri interessi che dovranno sostuire quelli precedenti. Però il problema non è il dopo ma il prima, quando si è in età lavorativa. Non si vive di solo lavoro ma si devono coltivare hobby e altro, che nel dopo riempiranno le nostre giornate.

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