ASSAGGI DI PSICOLOGIA: LA DEPRESSIONE POST-PARTUM – IN ATTESA DELL’EVENTO DEL 5 NOVEMBRE; CON SILVIA GUERINI ROCCO, PSICOLOGA

L’associazione LiberoLibro Macherio è fiera di presentarvi il nuovo progetto ”Assaggi di Psicologia”: un articolo al mese, in cui la nostra collaboratrice Silvia Guerini Rocco, iscritta all’ordine degli psicologi della Lombardia, ci parlerà di una tematica particolare inerente l’ambito della psicologia, allacciandola ad un elemento propriamente culturale. Questa volta, in attesa dell’evento del 5 novembre, parleremo della depressione post-partum. 

5 novembre: prima Serata Letteraria

Come il bambino reagisce alla depressione post partum della madre

Sempre più spesso si sente parlare di depressione post partum: un fenomeno piuttosto difficile da comprendere, poiché legato ad un avvenimento, la nascita, che con la parola depressione e con tutto ciò che questa parola trascina con sé sembrerebbe avere poco e niente a che fare.

Premettendo che circa la metà delle donne occidentali soffre, nei giorni immediatamente successivi al parto, di un leggero disturbo emozionale transitorio di tipo depressivo, il baby-blues, secondo il ministero della salute sono l’8- 12% le donne che presentano un vero e proprio quadro depressivo.

I sintomi caratteristici di questo disturbo si ricollegano ad un tono dell’umore depresso per la maggior parte del giorno, disturbi del sonno, senso di spossatezza, rallentamento o agitazione psicomotoria, riduzione della capacità di pensare e concentrarsi. Tali vissuti sono associati ad un forte senso di colpa e autosvalutazione della madre.

Ciò di cui si parla meno, tuttavia, sono le ripercussioni che tale disturbo può avere sul bambino.

Per comprendere gli effetti della depressione sul piccolo, è necessario tuttavia accennare a quelli che vengono definiti “stili materni”, poiché è proprio in funzione di come la madre interagisce con il bambino, che il bambino stesso presenterà un determinato tipo di reazione.

Rispetto alla depressione post partum, Stern (1995), ha evidenziato 4 stili materni caratteristici :

– stile materno intrusivo: si manifesta con una stimolazione eccessiva del bambino. La madre tende a forzare i ritmi del piccolo, anche quando questo ha bisogno di stare calmo;

– stile materno ritirato: è tipico delle madri che non si rendono disponibili alla relazione, per cui i tentativi di interazione del bambino falliscono, generando un senso di incompetenza e fiducia nello stesso;

– stile materno positivo: queste padri somigliano a quelle non depresse, tuttavia il numero degli scambi interattivi tra loro e il bambino è notevolmente inferiore;

– stile materno misto: in base alle oscillazioni dell’umore e allo stile contingente, queste madri oscillano tra uno stile intrusivo, ritirato e positivo.

Venendo al bambino, dalle ricerche emerge come il quadro depressivo materno si riproduca nel figlio, che sperimenta una sorta di microdepressione, con ritardo psicomotorio, inespressività, stati d’animo malinconici prevalenti, inespressività facciale e posturale.

Nello specifico, Stern (1995) ha individuato 4 tipi di esperienza soggettiva del bambino:

Microdepressione: il bambino non riesce ad entrare in contatto con la madre, quindi cerca di farlo identificandosi con lei e imitandola. Il bambino diventerà così inespressivo e silenzioso;

rianimazione della madre: il bambino attiva strategie per richiamare l’attenzione della madre, e vi riesce;

ricerca di auto stimolazione: se il bambino non riceve risposta dalla madre, desiste dal “rianimarla”, e ripiega sulla ricerca di gratificazioni dall’ambiente esterno;

falsa stimolazione: la madre si accorge di non aver offerto stimoli al bambino: cerca di riparare ma lo fa forzatamente e artificiosamente. Allo stesso modo, il bambino risponde in maniera forzatamente compiacente, sviluppando quello che viene definito “falso sé”: sta al gioco pur di ricevere attenzione.

E’ evidente come la depressione post partum sia un disturbo che coinvolge non solo la madre, quanto il bambino, per cui è necessario un supporto psicologico specifico per coloro che ne mostrano i sintomi: la richiesta d’aiuto, che spesso non è esplicita, deve essere colta al più presto, prima che la relazione mamma-bambino venga intaccata dalle dinamiche patologiche che il disturbo porta con sé.

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