POCHI MA BUONI – 24 SETTEMBRE 2014; articolo di Omar Gamba

Mercoledì sera, per il consueto appuntamento con gli autori, a Macherio, nella sala della biblioteca, ha presentato l’autore Alessandro Pierfederici. Il romanzo in questione era: Ascesa al Regno degli Immortali.
Ivano Mingotti faceva da relatore e introduceva le motivazioni dell’Associazione LiberoLibro prima di presentare Alessandro Pierfederici. L’autore in questione, che viene da Treviso, è un brillante musicista il quale ha suonato in tutto il mondo; inoltre è docente e ha scritto per il teatro. Un fine intellettuale della nostra era, diremmo.

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La genesi della carriera di scrittore ci è stata esposta dall’autore stesso, che ricordava come già alle elementari si cimentasse nello scrivere racconti e come avesse la passione per imitare autori popolari che gli venivano assegnati nello studio.
Pierfederici non mancava di sottolineare come poi la musica abbia preso il sopravvento, divenendo l’amore principale, ma come il demone della scrittura lo abbia anch’esso stregato dopo travagliati periodi di gestazione. L’autore è arrivato a bruciare tutti i suoi scritti stilati fino a diciassette anni, per poi pentirsene e cercare di ricostruire quelle idee.

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Tenendo l’opera nel cassetto si è poi deciso a farla visionare trovando un buon editore: così è nato Alessandro Pierfederici lo scrittore.
L’opera in questione è ambientata tra Trieste e Vienna, al periodo della Belle Epoque, prima della Grande Guerra; il protagonista è un musicista alla ricerca di un’arte ideale.
Il musicista è a caso il protagonista del romanzo così come musicista è l’autore? No, in effetti vi è qualche tratto autobiografico, ma è così anche per i personaggi secondari. L’autore sosteneva di non incarnare solo il protagonista e bensì appena in certi casi, l’opera non è comunque autobiografica.

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Una bella lettura, di Monica Zorzi, tratta dal romanzo, allietava l’udito dei partecipanti.
Tornando al libro, Pierfederici sottolineava come vi fossero affinità tra le sue difficoltà nell’affermazione artistica e quelle dei personaggi romanzati. Le immancabili difficoltà, le incomprensioni: tutto ciò che per un artista pesa nella mancanza di comprensione e nella lotta per affermarsi. E forse chiedersi se ne valga la pena.
Affioravano le affinità del periodo storico romanzato nel libro, e quello attuale: dove la Decadenza si assomiglia, sebbene prima della Grande Guerra vi era da affrontare un percorso di purificazione nel dolore causato dai fatti storici e dove le idee trovarono fioritura in modo accentuato. Ora, nella nostra epoca vi è la mancanza di fermenti in quanto le macchine sostituiscono (dando una falsa idea di libertà) la creatività.
La lettura di Roberta Vecchi conduceva all’epilogo la serata.
Vi erano le ultime domande di Mingotti e dal pubblico. Da segnalare brevi cenni all’editoria, dove l’autore dice d’aver trovato editori di buon livello e che non hanno stravolto l’opera per renderla commerciale e scadente dal punto di vista culturale.
Il pessimismo sulla nostra epoca era evidente dal punto di vista dell’autore, che sosteneva il concetto (già toccato) della tecnologia e i social network che punterebbero ad isolare l’individuo per renderlo più fragile.
Inoltre, a conclusione, una domanda dal pubblico: Chi sono gli Immortali?
Coloro che hanno trovato la loro vera dimensione di persone.
Alle 22.40 la bella presentazione terminava, il presidente Mingotti rinnovava gli appuntamenti futuri dell’Associazione LiberoLibro.

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Omar Gamba

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