DUE PAROLE CON.. ALESSANDRO PIERFEDERICI. ASPETTANDO LA SERATA DEL 24 SETTEMBRE

Nell’attesa dell’evento di cui sarà protagonista, abbiamo contattato Alessandro Pierfederici, autore di ”Ascesa al regno degli immortali”, che andremo a presentare il 24 settembre, in Biblioteca Civica, nella nostra Macherio.

Come si sentirà Alessandro in questo momento? Facciamoci due chiacchiere!

Lib: Allora, pronto per l’evento?

Alessandro: Naturalmente sì; sono sempre pronto e contento quando protagonista dell’evento è la cultura, intesa come condivisione e scambio di idee, pensieri, stimoli alla riflessione e alla creatività, una cultura che, alla fin fine, significa conoscere, capire, ascoltare, proporre e quindi stare meglio con se stessi e con gli altri.

Lib: Secondo te perché la gente seguirà l’evento?

Alessandro: Mi verrebbe da rispondere: perché siamo bravi… Ma forse è un tocco un po’ troppo narcisistico. Direi che questo evento potrà essere seguito con lo stesso interesse che ho sperimentato anche in quelli precedenti in cui è stato presentato il romanzo, perché – al di là dell’argomento trattato, dell’ambientazione storica, dei messaggi, pensieri, atmosfere suggeriti dalla vicenda e dai personaggi – i partecipanti potranno trovarvi un’inattesa attualità e sentirsi direttamente coinvolti nella storia e vicini ai personaggi che la animano, a partire dal tormentato protagonista in lotta perenne con sé stesso, con le sue aspirazioni e con i suoi dubbi, una lotta nella quale forse potremmo riconoscerci in tanti.

Lib: Cosa puoi dirci di più di te?

Alessandro: Sono un musicista classico (pianista, direttore d’orchestra e docente), ed ho coltivato la scrittura fin dalla scuola media, distruggendo poi in un rogo di pochi minuti tutto quello che avevo creato per lunghi anni (sono cose che succedono in certi momenti della vita). Ma, un bel giorno, ho deciso di non gettare via più nulla e, con il tempo, anche di presentare ad un editore quanto avevo scritto: anche la scrittura è così diventata una seconda professione con la pubblicazione, tre anni fa, del mio primo romanzo “Ritorno al tempo che non fu”. Mentre, come musicista, sono esclusivamente un interprete, come scrittore mi sento soprattutto un creatore, sia per quanto finora ho realizzato, sia per le montagne di progetti che giacciono nei miei cassetti e che a poco a poco spero vedranno la luce. Oltre alla musica e alla scrittura, le mie altre grandi passioni sono la mia meravigliosa famiglia (ovviamente al primo posto) e la cucina. Quanto al romanzo che presenteremo assieme, vi si potrà trovare una parte autobiografica, soprattutto sotto l’aspetto artistico e psicologico, ed alcuni episodi derivano – debitamente trasformati – dalla mia esperienza di vita: quello che ancora non vi ho detto è là, e quindi non rimane che venire all’evento ed ascoltare…

Lib: Come puoi ingolosirci sull’argomento?

Alessandro: Sono un musicista e scrittore che scrive la storia di un musicista: direi che questo elemento può già suscitare un po’ di curiosità. Ma ciò che mi preme sottolineare è la mia grande passione per la musica e quindi come si sia trasferita nella stesura del romanzo, nel percorso del protagonista, nelle vicende di tutti i personaggi che ruotano attorno a lui; e poi l’altra grande passione storica, quel periodo a cavallo fra Ottocento e Novecento, fra Trieste e Vienna, dove si svolge la vicenda, così ricco di suggestioni culturali e artistiche, di grandi personalità, di un’apparente tranquillità sociale, che però nascondeva i germi di un’inquietudine profonda e di un prossimo cambiamento epocale: un periodo destinato, infatti, a precipitare nel baratro della terribile guerra che scoppiò un secolo fa. Il protagonista vive quel periodo anche attraverso il proprio smarrimento artistico ed umano, la ricerca di un’impossibile arte ideale e insieme l’incapacità di relazionarsi col mondo attorno a sé e con l’altro sesso senza un cumulo di dubbi morali e di timori che lo frena costantemente. Ciò gli costa una serie di delusioni e sofferenze che alimentano la sua arte e definiscono la sua personalità, chiarendogli le sue autentiche aspirazioni e la sua vera identità. Arte e amore sembrano contrapporsi, così come arte e vita: una vana utopia che crolla al brutale confronto con una realtà sociale di miseria e con il tragico fallimento dei sogni sentimentali e artistici; il male di vivere diventa la realtà attraverso cui passare per raggiungere la meta suggerita del titolo del libro. Così, ambientazione storica e dramma interiore si sovrappongono e si intersecano nel segno della musica e della ricerca di sé attraverso l’arte. Credo che la vicinanza di quel periodo di decadenza alla crisi di valori culturali che attraversa il nostro tempo e che lascia smarriti, alla ricerca di un ruolo e di un’identità, non solo gli artisti e gli intellettuali, soprattutto giovani, ma ogni individuo sensibile e attento alla propria realtà umana, possa rappresentare un altro motivo di interesse: confrontare la crisi giovanile di oltre cent’anni fa con quella attuale e la conseguente ricerca di una soluzione che è sempre e comunque all’interno del proprio essere e non potrà mai venire da fuori.

Lib: A mercoledì allora!

E vi aspettiamo tutti, in Biblioteca Civica, via Roma 38, a Macherio ,il 24 settembre, alle ore 21! Serata da non perdere!

LiberoLibro Macherio

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