UNA SERATA DI INTERESSE NAZIONALE – 17 settembre 2014, primo appuntamento con Il Sogno nel Cassetto; articolo di Omar Gamba

Dopo il crepuscolo di una tiepida serata di settembre, l’Associazione LiberoLibro Macherio ha ufficialmente dato inizio alla nuova iniziativa: il Sogno nel Cassetto.
Ci hanno pensato Ivano Mingotti e Marco Emilio Boga a illustrare il programma di tale iniziativa.

Per dirla breve, il Sogno nel Cassetto vuole portare alla ribalta autori sconosciuti e mai pubblicati; vuole portare questi autori all’attenzione di editori interessati alla pubblicazione dell’opera. LiberoLibro sostiene che l’intercessione di un’associazione culturale renda più attendibile un autore sconosciuto.

Poche le presenze, una decina. Da rilevare la presenza di Consonni, consigliere comunale, e dell’interessamento e apprezzamento di quest’ultimo per il progetto.
Dopo le formalità di prassi, iniziava la prima presentazione del manoscritto inedito: autore è Andrea Giussani; relatrice Maria Fedele. Il titolo dell’opera è: Anche le Tigri possono Morire.

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Emergeva inanzitutto il fatto che l’opera in questione sia ambiziosa e impegnativa, sia per mole che per tematiche.
Un’opera sul genere fantasy, dove però l’autore si schermiva un poco sostenendo che le caratteristiche del fantasy ci sono, ma che in realtà mancando Elfi, Magia e varie peculiarità del genere, preferisce nominarla un’avventura fantastica.

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Per dare l’idea, si trattano le peripezie di tre popoli, dove contrasti e diversità, ma anche l’equilibrio di potenzialità che seppure differenti sono pari, fanno emergere una trama avventurosa e insolita.
I tre popoli sono distinti in Voired, che sono gli umani; i Luminis, che sarebbero i più evoluti; i Ferali che sono i più animaleschi.
Tra combattimenti e rivalità; tra nomi studiati e connotanti le caratteristiche di chi li porta, (tipo Dolore; Conoscenza; Amore) emergono molti spunti interessanti.
Tre protagonisti sono femmine; anzi le tre protagoniste, ma l’autore non ha ammesso di aver dato le luci della ribalta a tre donne per motivi precisi, puro caso sostiene Andrea Giussani. Eppure in sala molti non credevano alla casualità di tale scelta, una lieve digressione cercava di far trapelare qualcosa di più.
Lo Stile? chiedeva Maria Fedele.

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Semplice e scorrevole, replicava Andrea. Un romanzo destinato ad un pubblico di ragazzi grandicelli per la presenza di scene cruente.
La tanta attenzione alla psicologia dei personaggi non passava inosservata ai lettori: ogni personaggio, sosteneva Andrea, è molto pensato.
La relatrice chiudeva con le proprie domande, e come di consueto il pubblico in sala interveniva.
Emergeva che la storia è nata prima dai personaggi; che la prima stesura è durata un anno e due anni con la revisione; ribadiva Giussani che il suo è un Fantasy anomalo, personale, alternativo.
Andrea Giussani non si dimostrava certamente avido di elogi, glissava sul fatto di vedersi un giorno corteggiato da editori. Sosteneva di non aver metodicità nello scrivere e di seguire l’ispirazione, e che il suo genere è comunque sempre quello del Fantastico difficilmente mi staccherei da questo, diceva.
Altre brevi discussioni portavano alla conclusione, alle 22.00 di quel giorno di settembre, terminava l’interessante presentazione.

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Il presidente Ivano Mingotti rinnovava gli appuntamenti e poi l’applauso finale chiudeva la serata.

O.G.

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