UN DESTINO D’AGOSTO – 13 AGOSTO 2014; articolo di Omar Gamba

Mercoledì 13 agosto, mentre tutti sono al mare, alle 21, l’Associazione Liberolibro è ancora in biblioteca: non si è mossa da Macherio.
E’ in scena la presentazione del romanzo Non Ho Voglia Del Destino, di Luca Romani; relatore per la serata Ivano Mingotti, che da presidente dell’Associazione ha anche tenuto il consueto discorso d’apertura.

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L’autore, Luca, è milanese d’adozione, ma originario di Borgosesia, dove è nato; ha poi studiato Comunicazione Digitale alla Statale di Milano; si occupa di cinema, poesia e ha provato a scrivere racconti di fantascienza.

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Il romanzo in questione ha come protagonista Joyce, nome che ricorda l’importante scrittore irlandese: un omaggio al talento e alla bellezza emersa dall’opera di costui, soprattutto nell’Ulisse. Nel libro di Romani, invece, si alternano le vicende di tre personaggi; vi sono allucinazioni ed esperienze extracorporali, per cui si può parlare di libro che tratta argomenti esoterici.

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Il relatore chiedeva a Romani dove trovasse il tempo di scrivere tra le tante attività. L’autore rispondeva che era sì difficile, e scriveva anche di notte, ma volentieri.
La domanda successiva riguardava lo stile. Romani diceva che ha lavorato molto sullo stile; non aveva le idee chiare, ma anche grazie alla scuola creativa frequentata è riuscito a connotare un certo stile.
Vi era l’interessante lettura d’un brano.

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Si chiedeva il perchè delle insolite ambientazioni ed emergeva che Luca Romani ha viaggiato parecchio, visitando appunto anche i luoghi citati nel libro: Messico, Uganda, Iran.
La successiva domanda riguardava il lato autobiografico del romanzo. Romani sosteneva che vi era sì qualcosa, ma che per la maggiore era narrazione fantasiosa, e che in un libro bisogna dosare una parte di biografia e una parte di fantasia.
Si procedeva con la lettura d’un brano.
Si continuava poi a parlare delle connotazioni esoteriche del lavoro, dell’influenza dei fumetti – tipo Dylan Dog, sebbene l’autore negasse influenze di questo tipo -; le esperienze extracorporee erano inoltre per l’autore un fatto affascinante, sebbene si dimostrasse scettico nel credervi, sostenendo d’essere un tipo scientifico, ma anche attirato da documenti interessanti al riguardo.
Il titolo dell’opera è un richiamo al tema principale, alla domanda che si ripropone nel romanzo: esiste un Destino? Le speculazioni si susseguivano, fino ad arrivare a chiedersi quale sarà il destino dell’Italia, che l’autore vede con spiccato ottimismo.
Domande interessanti e di carattere più universale emergevano nell’interessante dibattito, tra cui idee sulla cultura moderna, sulle difficoltà degli autori emergenti; da segnalare la proposta di investire sulla scuola, e con finanziamenti pubblici alla cultura, cercando di sfruttare i mezzi a disposizione.

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Si passava a parlare della rivoluzione informatica in atto, con la fascinosa quanto temuta ipotesi che un computer possa sostituire, un giorno, persino lo scrittore.
Si terminava con le consuete domande del pubblico e le risposte di Luca Romani, che seppur laconico era stato esauriente, in una serata di quasi ferragosto dove forse la popolazione preferiva leccare un gelato sul lungomare che inebriarsi di cultura.

O.G.

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