Serata sulla Dislessia; articolo di Omar Gamba

Nella Sala Corsi della biblioteca di Macherio, mercoledì 28 maggio, si è svolta la presentazione del libro di Mauro Montanari, Dislessia a quattro mani.
Si tratta di un’opera piuttosto complessa e articolata, l’autore della quale ha cercato con buona dialettica di esporne i contenuti con la relatrice, (nonchè membro dell’Associazione Liberolibro Macherio che organizzava), Jessica Casazza. Jessica e Montanari si sono conosciuti proprio nell’ambito di un master sulla didattica musicale e dislessia.
Entrambi, relatrice e autore, sono musicisti.
Ciò che spinge Mauro Montanari a svolgere la sua attività e proprio il desiderio di rendere accessile a tutti ciò che per lui è semplice: ascoltare i bambini e attuare un metodo di insegnamento funzionale per bambini con difficoltà. Sostiene che i disturbi di apprendimento sono un problema attualmente piuttosto in auge. Sostiene, sempre Montanari, che spesso i bambini all’apparenza pigri abbiano in realtà disturbi dislessici.
L’opera di Mauro Montanari, che rispondeva alle domande di Jessica, nacque inizialmente come tesi, dopodichè ne è sorta un’opera esauriente sull’argomento dislessia.
La diagnosi è un metodo di protezione: e su questo argomento la relatrice domandava delucidazioni sul significato del disturbo.
La dislessia significa letteralmente aver problemi di lettura; disturbo di origine cognitiva che appare in età infantile, ma esiste presumibilmente sin dalla nascita.
I metodi di Montanari sono quellli di capire il bambino in cosa è debole e in cosa forte.
A chi e rivolto il libro? Chiedeva Jessica.
A tutti. La dislessia si trasforma a seconda di come viene trattato il problema. Il dislessico deve imparare a cavarsela.
Mauro Montanari insisteva sul procedimento meditativo. Sosteneva che la meditazione è un atteggiamento verso il mondo, il dislessico tende a esser ricettivo, e nella meditazione si può sfruttare questa disposizione.
Montanari illustrava diversi spunti: da segnalare il Vuoto Mentale che è un atteggiamento spontaneo di quando si suona. l’Essere, che è un metodo di insegnare ciò che si è e non ciò che si sa. Il Linguaggio, che rischia di essere un limite che a lungo conservato fa perdere la creatività.
Per chiudere è importante per Montanari l’abbinamento di memoria e effetto emotivo: l’insegnamento è più efficace se a ciò che viene spiegato viene abbinata appunto qualche emozione forte che rende indelebile il ricordo.
La relatrice chiedeva delucidazioni sulle tre parti in cui è diviso il volume e l’autore spiegava in lunghe esposizioni ciò che premeva maggiormente. I presenti ascoltavano e infine si chiudeva la conferenza con alcune domande del pubblico tra cui: Se in una classe di trenta alunni vi sono due dislessici? La didattica per i dislessici è ok per i non; ma non viceversa.
E cambiando linguaggio? E’ un disturbo cognitivo, non cambierebbe nulla.
Applausi e alle 23 di sera(dibattito più lungo del solito), la conferenza terminava. Image

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