Donne abitate – recensione di ‘Come un sasso nel lago’; di Omar Gamba

 

 

 

Prendi una storia di ordinaria quotidianità, una serie di personaggi modernamente inquadrati e di cui nessuno più riesce a carpirne i sentimenti nascosti, gli stati d’animo e i pensieri: dal romanzo Come un Sasso nel Lago emergono i panni sporchi di questa ordinarietà, ciò che sta sotto, ciò che qualcuno pensa addirittura sia moda.
Già, ma questo appunto non deve stupire nessuno, questa quotidianità, questi problemi legati al disagio psichico e ai rapporti interrotti con separazioni e divorzi: tutti questi disagi, nell’epoca moderna in cui viviamo, non destano più la curiosità e l’interesse delle persone apparentemente estranee a queste condizioni.
Forse è un bene, probabilmente è un fatto positivo che non vi sia più nessuno a scandalizzarsi e a provare pena per persone che nell’ordinario passano inosservate nonostante gli innumerevoli problemi che possono avere nell’intimità della loro esistenza.
Merito del romanzo di Maria Fedele, è quello di andare a scavare e cercare di fare emergere da un punto di vista focalizzato due problemi, solo apparentemente risolti nell’epoca contemporanea: la separazione e il disagio psichico.
Sicuramente due problemi sociali che tempo addietro erano additati, considerati scandalosi e addirittura oggetto di segregazione e vergognosa intolleranza; oggi non è più così? Lo è ancora, sebbene la gente si sia abituata a convivere con problemi che gli organi d’informazione hanno abbondantemente esorcizzato, ancora oggi il problema esiste; si fa solo un po’ più fatica a focalizzarlo.
E da tutto ciò può nascere anche una luce, può rifiorire l’amore o la gioia, può tornare prepotentemente la vita a farsi strada in viali che nessuno più percorre e a portare qualcosa di alternativo in una sorta di mimetizzazione tra altri simili, che ignorano il peso di certe angosce.
Rosetta è malata di mente. Claudia è separata dal marito. Claudia forse teme Rosetta poiché probabilmente vede in lei il pensiero che trascende il limite della ragione e sconfina in una condizione verso la quale la stessa Claudia teme di finire; Rosetta è un’ombra che funge da spauracchio e nella narrazione emerge poi che Claudia forse quella condizione, quel disagio, seppur non in modo patologico, lo abbia raggiunto.
Però è normale, perché oggi l’eccentricità è di moda, poco importa se Rosetta è un inconsapevole modello sia per i savi che per i malati; poco importa se Rosetta è strana; nella società moderna l’alienazione è permessa: poi potrai finire male, potrai morire per overdose di psicofarmaci o effetti collaterali; non ha importanza tutto ciò, se parli con una pianta è normale, e questo anche se non ti sei ancora resa conto che la differenza tra Rosetta e Claudia sta solo nell’immaginario collettivo, nell’aperta dichiarazione di una malattia, nello stato degenerativo piuttosto che in quello antisociale.
Una vita si potrà ricostruire, un’altra non potrà più essere recuperata.
Poco importa questo; l’importante è mimetizzarsi, l’importante è non disturbare il prossimo, il tuo simile, l’importante è stare in silenzio, anche morire, ma non dare fastidio.

Omar Gamba

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