Primo evento di ‘Presentiamoci’ – articolo di Omar Gamba

Mercoledì 26 marzo, nella sede dell’associazione Liberolibro di Macherio, presso la biblioteca, Ivano e Lory Mingotti hanno presentato le loro creazioni artistiche: il romanzo Nebbia di Ivano e alcuni dipinti di Lory.
Ha aperto la serata la presentazione di Nebbia, dove Demetrio Piro s’è occupato di fare da relatore, e dove Ivano Mingotti ha cominciato a parlare del suo quinto libro pubblicato.
Definito un Horror Metafisico, Ivano ha dichiarato di nutrire qualche dubbio su questa inquadratura. In effetti un autore spesso non è in grado di controllare le interpretazioni con cui i propri lavori vengono inquadrati: sebbene la chiarezza d’intenti sia sempre nitida, spesso sfugge all’autore di romanzi questa motivazione originale.
E’ emerso dal dibattito che Nebbia è ambientato in un piccolo paesino di montagna, dove ogni anno una persona viene inghiottita dalla nebbia (come fosse un Minotauro metaforico), il paesino si chiama Beaumont.
Personaggio protagonista dell’opera è Clythia, giornalista e centro focale. Ivano ha dichiarato di voler sperimentare linguaggi e trame alternativi, connotando per la prima volta di un alone non proprio simpatico il personaggio principale che risulta quantomeno apatico: difficile da gestire anche per il suo creatore.
Alle domande di Demetrio Piro e del pubblico, Ivano Mingotti ribatteva dicendo che la sua sperimentazione va oltre le facili promesse implicite di un romanzo classico: l’autore sostiene di non essere facilissimo da seguire, ma dice anche che scrive ciò che vuole dire e non ciò che il lettore vuole leggere: scelta molto coraggiosa che potrebbe rivelarsi vincente a lungo termine.
Gli stati d’animo influiscono sull’opera di Mingotti: Nebbia significa proprio il periodo nebbioso che attraversava durante il periodo della concezione del lavoro di questa stesura, la nebbia è ciò che offusca la visuale e circoscrive gli individui all’interno di uno spazio ristretto e dove non possono vedere oltre.
Compaiono anche delle Mosche che simboleggiano la decomposizione, ma soprattutto il Maligno (per questa ragione il romanzo è catalogabile nel genere Horror); comunque la simbologia è ovunque e sia dal titolo che da tanti altri fattori emerge questa possibilità di interpretazione molto vasta.
Ivano Mingotti veniva incalzato da numerose domande, spiegava le ragioni di pubblicare tre romanzi in pochi mesi; faceva lunghe digressioni al riguardo della Verità annebbiata e sosteneva che l’uomo moderno ha bisogno di verità graduali. Insisteva poi sullo stile e sulle ripetizioni volute; affermava che senza la Nebbia il paese dove è ambientato il romanzo non esisterebbe.
La discussione andava a toccare ampi argomenti: dalla globalizzazione al cristianesimo; infine con un No rispondeva l’autore alla domanda se qualcuno non abbia capito, in qualche caso, il suo libro.
Interessante sarà leggere quest’opera e poi chiarire il mistero di questa Nebbia (al più presto con una recensione).

Prendeva posto al fianco di Demetrio Piro l’artista Lory Mingotti, che esponeva cinque opere dove il nero e il cupo troneggiavano, dove l’assenza di titolo e l’assenza di immediatezza davano un senso di tenebrosità ai quadri e a chi li osservava.
Sono studi a livello scolastico (Lory è stata allieva all’accademia di Belle Arti di Brera), dove il Nero è l’elemento della Materia, la nascita da cui parte tutto.
Lory sosteneva di essere alla ricerca di Materia.
Le opere sono di acrilico, riso, sabbia del mare, composizioni cupe tranne una che era colorata e Lory sosteneva essere quella paradossalmente più materiale; partita col nero di base, mischiata con colori e sabbia del mare: il tutto lavorato con le dita.
L’artista sosteneva di non ricercare determinate forme, ma di sbizzarrirsi. E dall’opera più colorata ci vedeva un’apertura verso un qualcosa dal futuro.
L’uso di colori primari connota senz’altro un percorso di pratica ed evoluzione degli studi sull’arte della creazione di dipinti.
Gusti particolari di Lory Mingotti? Pittura Divisionista, ama la pittura di Giovanni Segantini (anch’egli studente a Brera) e fa laboratori di terapeutica artistica con bambini.
La serata si concludeva così, tra ringraziamenti e reciproci scambi di complimenti per la qualità delle Opere.

O.G.

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